Il mestiere del naturopata

21/07/2005 - AAM Terra Nuova
Sulla vasta problematica della formazione professionale e della regolamentazione della Naturopatia abbiamo intervistato Antimo Zazzaroni, fondatore e direttore didattico della Scuola Italiana di Naturopatia.
Puoi spiegare ai lettori la figura del Naturopata? Il Naturopata deve essere considerato un consulente e un educatore alla salute, in particolare nell’ambito della prevenzione primaria, delle discipline naturali e bioenergetiche. L’attività del naturopata è quella di utilizzare gli strumenti a sua disposizione affinché sia l’individuo stesso, con partecipazione attiva e consapevole, a scegliere il percorso di riequilibrio più confacente. Il naturopata quindi: opera come stimolo alla conoscenza, suggerisce gli interventi più idonei e ne spiega le motivazioni, funge da sostegno affinché le persone possano scegliere il percorso migliore per recuperare il proprio equilibrio psicofisico anche attraverso l’utilizzo di rimedi naturali. Il naturopata, quindi, non è detentore della panacea che tutto cura, tanto meno si mette in concorrenza o in contrasto con il medico, bensì va a riempire un vuoto operativo che il medico, per forma mentis, non può colmare: quello della prevenzione primaria. Il medico, infatti, è predisposto ad intervenire, anche se con terapie naturali, sulla malattia: acuta, cronica e degenerativa, ma non sulla prevenzione e sugli stili di vita. Interviene per curare, raramente per prevenire. E’ abituato a prendere in pugno la salute del paziente e ne diventa il responsabile e il tutore, creando spesso un rapporto di dipendenza. Fortunatamente, oggi è in costante aumento il numero di persone che desiderano essere “protagoniste” nella gestione della propria salute, con l’aiuto di un consulente a cui appoggiarsi per seguire un percorso appropriato e personalizzato. Questo non significa rinnegare medici, medicine, né tutto quello che oggi la scienza offre, bensì costruire un livello di consapevolezza che permetta ad ognuno di interagire in prima persona, senza “aspettare la ricetta” dall’esperto. Pertanto si può concludere, che lo scopo principale del Naturopata non è la cura delle malattie, ma la promozione dell’equilibrio bioenergetico degli individui. Qual è l’iter formativo del naturopata? Attualmente, tra le proposte di formazione si trova di tutto! Ma anche se la Naturopatia è un campo vasto, ancora non ben definito, ciò non può rappresentare un’attenuante per sguazzarci dentro come conviene. Il termine Naturopatia, di per sè, comprende diverse materie tra loro complementari e con vari tipi di approcci spesso non in sinergia gli uni con gli altri. Il rischio è di fare assumere all’allievo una grande quantità di informazioni che talora possono sembrare in contrasto, o comunque senza connessione, ciò perché ogni materia s’interessa del proprio aspetto particolare, tentando di svincolarsi dalle altre, ereggendosi ad isola felice. A questo inconveniente si può ovviare in due modi. Il primo, poco percorribile e pratico, è quello di assimilare tutte queste materie una alla volta, ma presuppone un lungo tirocinio e una lunga esperienza. La seconda strada, quella a nostro avviso più praticabile, consiste nell’offrire una sintesi didattica basata sull’approccio costituzionale bioenergetico, lo yin-yang, la legge dei cinque elementi, le sei energie, insomma intorno a quelli che sono i capisaldi del taoismo e della medicina tradizionale cinese che riesce a legare, a spiegare e dare senso a tutte le branche o le materie che sono proprie della naturopatia, costruendo così un approccio interdisciplinare. Si parla molto di riconoscimento della figura del naturopata, pensi che sia un passo necessario per la qualificazione della medicina non convenzionale? Potrebbe essere un passo importante per il riconoscimento e la regolamentazione della figura del Naturopata e anche per una maggiore qualificazione, ma sono convinto che ci potrebbero essere anche degli aspetti negativi. In Italia normalmente, una volta raggiunto il riconoscimento, tutto viene gestito dall’università con l’approccio tipico dell’ambiente accademico. D’altra parte la situazione delle scuole di formazione oggi è troppo variegata, ci sono piani di studi che prev
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