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Ventilazione naturale
21/12/2006 - Gian Luca Brunetti
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Come combinare tradizione e innovazione per il raffrescamento degli edifici
La ventilazione è un fattore essenziale di salubrità e comfort nella maggior parte delle situazioni abitative. La salubrità è determinata dal ricambio d’aria, che in genere è sufficientemente garantito dalle fessure presenti nei serramenti delle finestre. Soltanto quando la tenuta d’aria delle finestre è superiore alle consuetudini, per esempio negli infissi ad alte prestazioni termiche, si rende necessario incrementare la quantità di questo ricambio mediante strategie aggiuntive. Ridurre l’umidità Le condizioni di comfort sulle quali la ventilazione influisce, sono invece legate all’umidità e alle temperature dell’aria e delle superfici. La ventilazione, com’è noto, riduce l’umidità ambientale in quanto facilita l’evaporazione e dà luogo a raffrescamento. I tipi di ventilazione che è auspicabile e possibile attivare, dipendono però fortemente dalle situazioni. I fattori in gioco sono essenzialmente il clima e il microclima del luogo considerato, il tipo di aggregati insediativi in oggetto e i materiali utilizzati. Non sempre, del resto, il raffrescamento è l’obiettivo prioritario. Nei climi freddi nei mesi invernale il problema è quello opposto, perché la ventilazione non è desiderabile, e dunque va ridotta. Partire dalla tradizione L’architettura spontanea, tradizionale in tutti i luoghi e situazioni, si è sempre distinta per appropriatezza costruttiva ed ambientale, anche per quanto riguarda le soluzioni finalizzate allo sfruttamento del vento ai fini del raffrescamento. Le architetture tradizionali di ogni epoca e luogo sono infatti concepite a partire dagli elementi naturali e finalizzate a sfruttare tutto ciò che di positivo tali elementi possono fornire agli abitanti. Le correnti architettoniche moderne, specialmente quelle legate all’impiego di ampie superfici trasparenti, a partire dagli anni ‘20 del secolo scorso hanno via via perso o trascurato le sapienze tradizionali riguardanti l’interazione tra elementi naturali primari e l’architettura, e hanno gestito il rapporto con gli elementi naturali stessi, come un obiettivo da adottarsi a posteriori, non in grado di incidere sulla sostanza architettonica del progetto. Questo fatto suggerisce che la modernità abbia generato negli architetti una sorta di analfabetismo di ritorno, in particolare rispetto alle questioni legate alla ventilazione naturale, e che da esse occorra ripartire per rifondare una scienza del buon costruire adeguata alle esigenze del luogo. Strategie per ogni clima In termini generali, i climi nei quali la ventilazione è più desiderabile sono quelli caldi. I climi caldo-secchi e caldo-umidi richiedono invece strategie di intervento completamente diverse tra loro. Tali due tipi di clima costituiscono i poli opposti della gamma di possibili situazioni necessitanti di raffrescamento ventilativo; tra questi si collocano, in posizione intermedia, i vari tipi di clima italiani. Nei climi caldo-secchi, come quelli nordafricani o mediorientali, caratterizzati da notti fredde e giorni caldi e secchi, la ventilazione è da abbinarsi ad altre strategie, senza le quali essa mancherebbe di esercitare i propri effetti positivi. In tali situazioni la strategia di base più conveniente è quella di ventilare gli edifici durante la notte e di chiuderli di giorno, per conservare il più a lungo possibile la frescura così accumulata. Ad essa è molto vantaggioso affiancare, dati i bassi livelli di umidità, il raffrescamento per evaporazione di vasche, corsi d’acqua o vegetazione. Le forme architettoniche La forma degli edifici adatti a queste condizioni climatiche è compatta per ridurre le dispersioni termiche diurne e vengono impiegati materiali pesanti quali muratura o terra, per fare sì che le strutture edilizie accumulino la frescura catturata durante la notte. I climi caldo-umidi, i più tipici ed estremi dei quali sono quelli subtropicali, come quelli dei paesi del sud-est asiatico, al contrario sono caratterizzati da differenze di temperatura molto modeste tra notte e<
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