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Tv, cellulari e giocattoli sempre più inquinati
21/12/2006 - Mimmo Tringale
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Gli oggetti di largo consumo rilasciano composti inquinanti che inevitabilmente finiscono per contaminare l’ambiente in cui viviamo

Fino a qualche secolo fa, la quasi totalità dei prodotti d’uso comune come vestiti, cibo, utensili, mobili, suppellettili era costituita da elementi naturali o di loro derivazione: Con il progredire della tecnologia e soprattutto della chimica di sintesi, la produzione di molecole estranee all’ambiente naturale, quasi sempre ottenute dai derivati del petrolio, ha soppiantato materiali, fibre, detergenti, carburanti e tessuti naturali e oggi, è sufficiente guardarci intorno, per riconoscere che gli oggetti utilizzati quotidianamente sono costituiti in gran parte da molecole di sintesi. Più esattamente, sono almeno 100mila i prodotti chimici d’uso quotidiano, di gran parte dei quali si conoscono oramai gli effetti tossici a carico dell’uomo e degli animali. 

I più documentati sono i danni causati dai composti organici persistenti, in gergo “Pops” (Persistent organics pollutants), cui appartengono il famigerato Pvc e lo stesso Ddt. Si tratta di composti che per la loro tossicità sono in gran parte oramai banditi dalla legislazione europea, ma che a causa dell’elevata persistenza sono ancora diffusamente presenti nell’ambiente. A questo gruppo di inquinanti “storici”, ogni anno se ne aggiungono altri 500 di nuova fabbricazione, spesso altrettanto pericolosi dei primi. I nuovi inquinanti Tra gli inquinanti di nuova generazione, da tempo sono sott’accusa gli ftalati, gli alchilfenoli, i ritardanti di fiamma bromurati e gli organostannici, composti classificati come “estremamente problematici”e che come ha dimostrato una recente ricerca di Greenpeace, oggi sono diventati così comuni da contaminare sotto forma di polveri, perfino l’interno delle abitazioni (vedi L’inquinamento dentro casa di Mimmo Tringale, su Aam Terra Nuova, settembre 2003). Per individuare meglio le fonti di tale diffuso inquinamento, Greenpeace ha commissionato una lunga serie di analisi che ha evidenziato un’elevata presenza di composti di elevata tossicità sui prodotti di largo consumo: tessuti sintetici, giocattoli, cosmetici, detergenti, cellulari, computer, televisori, scarpe sportive, materassi, pellicole per alimenti, linoleum. Sulla scorta di tale studio è nata una campagna per sensibilizzare le aziende e allo stesso tempo i consumatori sui rischi legati alla presenza dei nuovi inquinanti. Il primo passo è stato quello di richiedere alle principali aziende produttrici di beni di largo consumo, un impegno diretto alla riduzione dei composti chimici più pericolosi. 

Sulla base delle analisi effettuate sui prodotti e delle risposte delle aziende, Greenpeace ha stilato una “Guida ai composti chimici presenti nei prodotti di uso comune” (vedi box), contrassegnando, a secondo del grado di tossicità, i vari prodotti con uno specifico codice: rosso (il produttore/rivenditore ha informato che il prodotto contiene uno o più inquinanti chimici pericolosi e che non hanno alcun programma per la loro eliminazione, oppure il produttore/rivenditore si è rifiutato di fornirci informazioni riguardo al proprio prodotto); giallo (il produttore/rivenditore ci ha informato che il prodotto contiene uno o più inquinanti chimici pericolosi, ma ha anche specificato una data entro la quale questi composti saranno eliminati); verde (il produttore/rivenditore ha dichiarato esplicitamente che il prodotto non contiene sostanze estremamente problematiche). Il dossier di Greenpeace Il timore di vedere oscurata l’immagine patinata costruita a suon di spot pubblicitari, spesso miliardari, ha spinto alcune grandi aziende ha impegnarsi da subito ad eliminare, i composti tossici dai loro prodotti. In particolare, la Puma, nota produttrice di articoli sportivi, ha deciso di eliminare immediatamente i composti pericolosi dalle scarpe e dai profumi. L’Adidas ha eliminato le sostanze tossiche dalle scarpe sportive, ma non da profumi e prodotti per la cura del corpo.

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