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Tingere al naturale
09/12/2006 - Nicholas Bawtree e Mimmo Tringale
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Le tinture naturali, oltre a ridurre il disastroso impatto ambientale dei coloranti di sintesi, rappresentano una valida soluzione contro la crescente diffusione delle dermatiti. Il chi e come della tintoria ecologica in Italia

Tutto iniziò con la preparazione in un laboratorio inglese della “porpora di anilina”, il colore viola. Era il lontano 1856, data che segna l’inizio dell’inesorabile declino dei colori naturali a favore di quelli sintetici, più semplici da usare e soprattutto più economici, con un unico grande limite: l’elevata tossicità, di cui nessuno si preoccupò per almeno un secolo. Fu così che gradualmente le tinture naturali, ottenute in gran parte dalle piante tintorie, vennero soppiantate, mettendo in crisi oltre che l’ambiente anche l’economia di intere regioni che per secoli avevano basato la loro ricchezza sulla coltivazione del guado, della reseda e della calendula. 

La riscoperta del naturale 
Paradossalmente, la rivalutazione della millenaria tradizione tintoria è partita, un secolo dopo, proprio dalla Cotton Belt, la grande area agricola del Texas, occupata da immense coltivazioni intensive di cotone. Proprio lì, alla fine degli anni ’70, i problemi di salute pubblica e di degrado ambientale legati alle pratiche agricole raggiunsero un livello talmente preoccupante da richiedere l’intervento del governo federale. Un processo che oltre a favorire lo sviluppo della coltivazione biologica del cotone, portò anche alla riscoperta dei processi tradizionali della tintura naturale: una controtendenza che si è diffusa ben presto nel resto degli Stati Uniti e successivamente in Europa, particolarmente in Germania. “Negli ultimi anni - spiega la professoressa Luciana Gabriella Angelini del Dipartimento di Agronomia e Gestione dell’Agroecosistema dell’Università di Pisa - anche in Italia si sta assistendo ad un crescente ritorno di interesse per i coloranti naturali vegetali estratti da piante come il guado, la reseda e la robbia, da cui fino al XIX secolo, si estraevano i tre principi coloranti fondamentali: blu-indaco, rosso e giallo”. “Risolti gran parte dei problemi agronomici di coltivazione e tecnologici per l’estrazione dei colori - è ancora Angelini a parlare - il più grande ostacolo per l’ulteriore sviluppo della tintoria naturale sono i costi, ancora troppo elevati se paragonati a quello dei coloranti di sintesi. “Oggi in Italia - spiega Roberto Salvini, di Arcobaleno, una delle pochissime aziende italiane specializzate nella tintura con prodotti naturali - i coltivatori di piante tintorie sono ancora pochissimi, pertanto il loro prezzo di vendita è ancora molto elevato, tanto da costringere le aziende tintorie a rivolgersi ad altri paesi europei e sempre più spesso africani o asiatici (soprattutto Cina), dove la tradizione della tintura naturale è ancora diffusa”. “Gli agricoltori italiani - aggiunge ancora Salvini - sanno ancora molto poco delle piante tintorie e delle potenzialità del settore in termini di rivalutazione dei terreni marginali, posti di lavoro e tutela ambientale.” ...ne vale la pena? 

In realtà, i coloranti di sintesi presentano elevati vantaggi economici e pratici: costano poco ed hanno una tenuta di colore molto elevata. Tuttavia, come è stato già sottolineato, molti di essi sono altamente tossici per l’uomo e l’ambiente e alcuni come l’anilina e i derivati da catrame e petrolio e alcune ammine aromatiche (come la benzidina e la betanaftilamina) sono ritenute cancerogene. Oltre ai principi coloranti veri e propri, vanno presi in considerazioni anche i cosiddetti “carrier”, composti chimici ausiliari utilizzati per migliorare la velocità e l’assorbimento della tintura, e i “sequestranti”, impiegati per bloccare i metalli pesanti che potrebbero alterare la fase di tintura. Tutte queste sostanze, oltre a presentare un pesante impatto ambientale nella fase di produzione, lasciano pericolosi residui sui tessuti e quindi vengono inevitabilmente assorbiti dall’organismo attraverso l’epidermide, dando luogo nei soggetti più suscettibili a reazioni allergiche e dermatiti. Reazioni tanto più pericolose, quanto più fragile è il sistema immunitario di chi assorbe i residui coloranti. 
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