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Scuole in bioedilizia
09/12/2006 - Bianca Bottero, Emilia Costa, Alessandro Meda
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Dopo le abitazioni private, bioedilizia e bioarchitettura cominciano ad essere applicate anche nell’edilizia scolastica

Vi è mai capitato di tornato a visitare la vostra vecchia scuola dell’infanzia? E’ una bella esperienza. Rivediamo le strade, i marciapiedi dove ci fermavamo a perdere tempo, i negozietti degli acquisti mattutini. Certe volte la vecchia scuola è sparita, abbattuta, e però riusciamo ancora a vedere l’entrata, l’edificio massiccio con l’intonaco un po’ staccato e i mattoni che si intravedono sotto, la siepe di pungitopo, il prato dove abbiamo imparato a coltivare l’orto, i grandi gelsi del giardino, il cortile dove si giocava a palla volo con tutti i maschi che tifavano dalla finestra. Certo, ci ricordiamo le aule, alcune con il sole accecante che batte sui fogli, altre con la luce elettrica sempre accesa, non ci ricordiamo se sentivamo freddo o caldo. I bagni non erano mai un gran bel posto, ma erano uno spazio fuori dal controllo scolastico e concedevano qualche minuto di libertà dalla didattica. Le scuole che ho frequentato fino al liceo, rientrano in quelli definiti”edifici impropri” non costruiti come edifici scolastici: secondo me erano affascinanti, si poteva fare di tutto. Con pochi oggetti e una rete uno spazio diventava palestra, anche se mancavano i bagni, le docce e gli spogliatoi. La sala medica era la stanza della bidella che ti dava il cerotto o lo zuccherino bagnato con l’alcol. Ti sgridava se ti eri fatta male e ti coccolava se avevi mal di pancia. 

Se le scuole sono un po’ conciate sono gli adulti che vedono i problemi, non i bambini, e i problemi sono gravi. I dati elaborati da Legambiente, frutto di un’inchiesta che ha coinvolto, nel 2003, 99 Comuni capoluoghi di provincia e 33 Amministrazioni provinciali sono molto chiari: il 46,64% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1965 e il 15,32% non sono stati progettati come scuole e quindi presentano caratteristiche strutturali non compatibili con le esigenze didattiche; il 25,15% sorge in area a rischio sismico e molti sono state costruiti prima del 1975 quindi non sono state progettate con tecnologie antisismiche; il 22,47% necessita di interventi urgenti; il 19,64% contiene ancora amianto all’interno o all’esterno del complesso scolastico; solo il 7,37% utilizza pratiche di risparmio energetico di cui il più comune è il teleriscaldamento. Solo l’1,09% è alimentato da fonti di energia rinnovabile; il 36,1% non ha gli impianti elettrici a norma; il 57,1% non è in possesso del certificato di agibilità statica; il 57,4% non è in possesso del certificato di agibilità sanitaria; il 73,2% non è in possesso del certificato di prevenzione incendi.

Entro 1 km dagli edifici scolastici troviamo sempre una fonte di inquinamento stabile (atmosferico, elettromagnetico, acustico) o comunque una fonte di pericolo, tra cui antenne radio-telivisiva, aree industriali, elettrodotti ad alta tensione, strutture militari, aeroporti, discariche, autostrade e distributori di benzina; un aspetto positivo è la dotazione di verde, il 71,5% delle scuole ha uno spazio verde a disposizione. Per migliorare il preoccupante quadro dell’edilizia scolastica, molti comuni hanno promosso interventi di manutenzione ordinaria e messa a norma degli stabili, ma di essi pochi hanno scelto di utilizzare materiali ecologici o di applicare soluzioni di risparmio energetico e idrico, anche nel caso di Piani Regolatori redatti con attenzioni ambientali. Pochi gli esempi di interventi di bioedilizia scolastica, in genere applicata in modo parziale e solo in alcune grande città come Firenze, Roma e Milano. A Milano in particolare, per il complesso della scuola del Trotter in via Padova, è stata la pressione continua dei cittadini e delle associazione di quartiere a richiedere la progettazione ecologica per il recupero degli edifici oggi dimessi. Il progetto oggi c’è, è stato approvato, ma la realizzazione è vincolata alle scelte di bilancio per l’assegnazione del finanziamento. 
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