Saper scegliere, oggi più che mai, richiede l'arte di saper dire di "no". Sembra paradossale, ma nella società dell'opulenza, la frugalità e il sostegno alle produzioni ecologiche e solidali sono la chiave del benessere. Ed è proprio in questa direzione che si è sviluppato negli ultimi anni il movimento di Bilanci di Giustizia.
Lo spirito dell'economia odierna è molto ben descritto da un aneddoto particolarmente caro a Heinrich Böll. Un turista, cerca di convincere un pescatore dei vantaggi di un maggiore impegno sul lavoro. "Uscendo invece di una, due o tre volte al giorno in mare - spiega il turista - lei potrebbe pescare molto più pesce e con il tempo permettersi l'acquisto di una barca a motore, poi di due, e se le cose vanno bene, anche di una piccola flotta; in poco tempo potrebbe pensare a mettere su uno stabilimento per la surgelazione, l'affumicamento e magari un elicottero per rintracciare i banchi di pesce". "E poi?" - chiede il pescatore. "In questo modo - conclude il turista trionfante - lei potrebbe avere più tempo per sè e permettersi di sedere tranquillamente sulla spiaggia, sonnecchiando al sole e contemplando questo bellissimo oceano!". Il pescatore, incredulo lo guarda e dice: "Ma è proprio quello che stavo facendo prima che venisse lei a disturbarmi".
L'aneddoto di Heinrich Böll - suggerisce Wolfgang Sachs (1) - induce spontaneamente più di una domanda: L'ascesa dalla povertà alla ricchezza non è quindi che un grande inganno? Perché le nostre società si sono tuffate in una corsa frenetica e rumorosa verso una ricchezza materiale mai vista nella storia? A cosa serve tutto ciò? Se la storia dello sviluppo consiste nell'acquisire progressivamente l'abbondanza dei beni per pervenire all'abbondanza del tempo, allora le società opulente hanno fallito in pieno l'obiettivo. Tempi moderni Sin dall'inizio del secolo scorso ci si aspettava che con l'avvento delle macchine avremmo assistito ad una nuova era di libertà, in cui il duro lavoro sarebbe finalmente scomparso e le persone avrebbero avuto più tempo da dedicare alle attività di loro gusto. Ma così non è stato. Come mai?
In primo luogo - spiega Wolfgang Sachs - il tempo guadagnato è stato reinvestito nella crescita di nuovi beni materiali invece che in un maggior tempo libero. In secondo luogo, i mezzi per la presunta liberazione spesso soccombono al loro proprio successo. I vantaggi dell'automobile, per esempio, sono in gran parte stati annullati dal fatto che oggi tutti la usano anche quando ne potrebbero fare a meno. Con il risultato che diventa sempre meno agevole spostarsi in auto. E' come in un concerto: quando si alzano le prime file, anche le successive devono farlo per poter vedere qualcosa, così alla fine tutti hanno la stessa visuale di prima pur impiegando più fatica e forza. Tutti in piedi Quello che oggi succede è proprio questo. Ognuno cerca di alzarsi più in alto rispetto ai vicini della fila anteriore. Crescono i consumi, cresce il tempo dedicato al lavoro, cresce lo stress e parallelamente peggiora la qualità della vita e lo stato dell'ambiente. Ecco perché - conclude il filosofo tedesco - l'autolimitazione, oltre ad essere una scelta morale, può anche essere una strategia razionale per rispondere ad una crescita ipertrofica. Saper scegliere, oggi più che mai, richiede l'arte di saper dire di "no". Sembra paradossale, ma in una società strapiena di opzioni, la frugalità è la chiave del nostro benessere.