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Biologico è meglio
21/07/2005 - Mimmo Tringale
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L'inquinamento ambientale e in particolare i residui di pesticidi negli alimenti sembrerebbero svolgere un ruolo diretto nella riduzione di fertilità maschile, comune a tutti i paesi industrializzati.

A lanciare per primi l'allarme sono stati i ricercatori del Cecos, uno dei principali organismi francesi per la raccolta di seme maschile: negli ultimi vent'anni il numero di spermatozoi presenti mediamente in un millilitro di liquido seminale è sceso di circa un terzo, passando dagli 89 milioni del 1973 ai 60 milioni del 1992. Secondo il dottor Niels Skakkebaek, della clinica universitaria di Copenaghen, il decadimento della qualità dello sperma umano sarebbe ancora più preoccupante se si pensa che cinquant'anni fa, un millimetro di liquido seminale conteneva ben 113 milioni di spermatozoi. Quali sono le cause di questa drastica riduzione comune a tutti i paesi industrializzati? Le ipotesi sono numerose e assai variegate: stress, sedentarietà, inquinamento, squilibri alimentari. Tra di esse due sembrano rivestire un ruolo di primo piano: la qualità dell'alimentazione e l'azione di alcuni inquinanti di larga diffusione, tra cui i residui di fitofarmaci. A questo riguardo appaiono emblematici i risultati di una ricerca effettuata in Danimarca confrontando la qualità dello sperma di un gruppo di agricoltori biologici e di un gruppo di agricoltori convenzionali della stessa età. Il liquido seminale degli agricoltori biologici è risultato più ricco di spermatozoi di quello degli agricoltori convenzionali, il cui seme presentava valori vicini alla media della popolazione. Un'ennesima prova della maggiore salubrità del metodo di produzione biologico? Sembrerebbe proprio di si. Naturalmente lo studio danese, non è stato accolto in silenzio dall'ambiente scientifico. Da più parti, e in modo particolare dal British Medical Journal sono piovute critiche circa la metodologia applicata e la rappresentatività della popolazione scelta per lo studio. Una cosa è comunque certa: chi consuma in maniera regolare prodotti biologici oltre a far bene all'ambiente, fa prima di tutto bene a se stesso, poiché riduce notevolmente l'assunzione di inquinanti attraverso il cibo. Ad essere avvantaggiati sono soprattutto i soggetti più deboli e indifesi come i bambini, la cui dieta rischia di essere contaminata già durante i primi giorni di vita, a causa dell'elevata quantità di residui di pesticidi presenti nel latte materno. A qualcuno potrà sembrare un paradosso, ma si tratta di un rischio noto sin dagli anni Settanta. I vantaggi del consumo di alimenti biologici, soprattutto durante l'allattamento e la prima infanzia, sono stati evidenziati in maniera lampante anche da una ricerca del noto ingegnere agronomo francese Claude Aubert, effettuata confrontando il latte di donne che si alimentavano con percentuali diverse di alimenti biologici. 

Oltre alla salubrità, vi è poi un terzo aspetto, ingiustamente trascurato: il maggiore valore nutrizionale degli alimenti biologici, grazie alla crescita più armonica e naturale delle piante coltivate senza l'impiego di concimi e pesticidi chimici. Una validità nutrizionale messa in luce anche da un recente studio dell'Istituto Nazionale di Nutrizione. La ricerca, condotta da Giovanni Quaglia, è stata incentrata su frumento tenero, pasta, passata di pomodoro, succhi di frutta e yogurt provenienti da coltivazioni biologiche e convenzionali, confrontando il contenuto di residui tossici, le caratteristiche nutrizionali e la qualità organolettica. Le conclusioni, appaiono di grande interesse, se non altro per l'autorevolezza della fonte: "...con la coltivazione biologica, quattro varietà su sette (di frumento tenero, n.d.r.) presentano un contenuto di umidità superiore a quello delle medesime varietà prodotte con coltivazione chimica; parimenti, analogo andamento (sei varietà su sette) si è avuto per il contenuto in proteine. Questo tipo di conclusione porta ad ipotizzare, anche se la valutazione richiederebbe conferme da una sperimentazione più ampia e prolungata nel tempo, che la coltivazione biologica consente di avere un incremento del contenuto di proteine rispetto alla coltivazione chimica". 
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