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Finocchio selvatico, alchechengi e giuggiole
21/07/2005 - Cristina Michieli
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Il loro uso in cucina e...

IL FINOCCHIO SELVATICO. Erba annua, spontanea negli incolti e nei pendii assolati e asciutti in cui vive l'ulivo. Presenta un bel fusto eretto, solcato, vuoto e ramificazioni esili; foglie basali frastagliate grandi, caulinari piccole e sottili; fiori gialli in ombrelle solitarie; semi minuti. La pianta esala odore gradevole. 
Dell'intera pianta si raccolgono le grandi ombrelle che si lasciano seccare per alcuni giorni al sole, poi batterle su di un telo per staccarne i semi, che, ben essiccati, vanno conservati in vasi di vetro o sacchetti di carta. 
I semi del finocchio selvatico hanno proprietà digestive, disinfiammanti, carminative, diuretiche, galattogene, agiscono contro i gas intestinali. 
In associazione con le foglie di tiglio tengono sotto controllo le coliche dei neonati. Sono utilizzati in fitoterapia per la preparazione di infusi e decotti medicamentosi, e in cucina per profumare stufati, minestre e dolci. Secondo la farmacopea quando si prepara l'infuso occorre mettere 1 cucchiaino di semi per tazza di acqua, lasciando in infusione per 15 minuti. 
L'uso popolare, invece, prevede di fare bollire in acqua 1 cucchiaino colmo di semi per mezzo minuto, tenendo in infusione per altri 10 minuti. 

L'ALCHECHENGI. Simili ad esotiche lanterne cinesi, gli alchechengi si riconoscono oltre che per la forma insolita, anche per le bacche rosse dal sapore leggermente acidulo e pungente. Si raccolgono nei boschi e nelle macchie ad un'altitudine al di sopra dei 1000 metri. Ma attenzione staccate il frutto dalla pianta molto delicatamente, per lasciare intatto il calice. Le sue bacche sono diuretiche, eliminano l'acido urico (antigotta), febbrifughe. Porre 20-60 gr di bacche in un litro di acqua e bollire per 5 minuti. Tenere in infusione per altri 10 minuti e bere durante la giornata. 

LA GIUGGIOLA. E' un alberello insolito, dall'inconfondibile corteccia rugosa di un bel color rosso. Un tempo era coltivata diffusamente, mentre oggi si trova solo inselvatichita nelle regioni del Centro-Nord in prossimità di vecchi ruderi e in luoghi riparati da venti freddi. 
E' assai comune in Toscana, dove i suoi frutti erano un tempo ricercati per il sapore zuccherino, tanto che ancora oggi si conserva l'espressione "andar in brodo di giuggiole", ovvero gongolare di gioia, bearsi. I frutti che maturano a settembre, si consumano crudi o in conserva. E' efficace per contrastare bronchiti, infiammazioni delle vie respiratorie e intestinali, antistipsi: contiene mucillagini. Mettere 30-60gr di foglie secche in un litro d'acqua e far bollire per 30 minuti a fuoco lento. Colare e bere a volontà.

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