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Il teatro di narrazione, contro le miserie del tempo
21/07/2005 - Franco Del Moro
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Il teatro è parola costruita e, tuttavia, è rivelazione dinamica. Non appena l’uomo si serve del linguaggio per gettare un ponte fra se stesso e gli altri uomini, non appena egli cerca la comunicazione sui conflitti che lo affliggono, il linguaggio non è più strumento, è una manifestazione dell’essere in quanto esperienza viva, legame psichico che ci collega al mondo che abitiamo e da cui vogliamo ottenere tutto ciò che può dare. (Jean Duvignaud)

«Il Funzionamento dell’Uomo» è un monologo che da oltre due anni porto in giro ovunque ci sia qualcuno ancora disposto ad ascoltare una storia.
Il racconto parte dalla constatazione che quest’epoca sembra essere caratterizzata da un numero decisamente alto di forme di disagio esistenziale, molte più che in passato, a cui corrisponde un numero altrettanto alto di dispositivi per tentare di gestirlo: le innumerevoli scuole psicologiche e le altrettanto innumerevoli scuole spirituali, le stampelle della tecnologia, della scienza e quelle della chimica sia legale - psicofarmaci - che illegale - droghe, senza dimenticare le lusinghe del capitalismo con la sua valanga di oggetti a cui affidiamo l’improbabile compito di riempire il vuoto della nostra anima…
Tutto questo sembra però non funzionare o funzionare pochissimo: la solitudine, l’infelicità, i legami sociali sterili e una comunità priva di radici caratterizzano, oggi come non mai, la base della vita degli individui in questa parte di mondo.

Dio denaro
Io credo che ci sia più di un legame diretto fra la qualità della vita delle persone e la qualità dello Stato sociale che quelle persone compongono: Berlusconi e gli uomini come lui, tanto per non fare nomi, non sono un incidente di percorso bensì l’espressione più recente di un impoverimento culturale che viene da molto lontano.
Città brutte e degradate generano una popolazione insoddisfatta che a sua volta crea una classe politica brutta e degradata, così come una vita culturale livellata a livello di conformismo catodico genera intellettuali e artisti allo stesso livello…e così via. Potrebbe sembrare una
provocazione, ma persino il numero dei morti in incidenti stradali può essere indirettamente messo in relazione con l’infelicità delle persone.

Le conseguenze di tutto questo si notano subito: basta sfogliare un giornale e dalla prima all’ultima pagina apparirà evidente anche al più distratto lettore che, come dice Hillman, viviamo in un’epoca patologica.
A un certo punto della storia gli uomini hanno abbandonato la strada che aveva portato al Rinascimento e all’umanesimo, per imboccarne un’altra totalmente diversa, una strada dove la poesia, le arti e l’armonia delle forme erano meno importanti del potere e del profitto, con l’introduzione di una nuova forma di religione universale: il mercato, dominato da un dio unico e terribile: il denaro.

Tutto questo sembra però non funzionare o funzionare pochissimo: la solitudine, l’infelicità, i legami sociali sterili e una comunità priva di radici caratterizzano, oggi come non mai, la base della vita degli individui in questa parte di mondo.
Potrebbe sembrare una provocazione, ma persino il numero dei morti in incidenti stradali può essere indirettamente messo in relazione con l’infelicità delle persone. Se si vuole cominciare davvero a uscire dai guai a un certo punto si capisce che occorre prendere le distanze dalle cose note, cercare strade veramente nuove e diverse, andare in territori dove non si è mai stati prima, territori fisici, anche, ma soprattutto interiori...

La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero arretrato Gennaio 2004 di Terra Nuova - Formato elettronico

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