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Marea nera: Greenpeace valuta i danni
10/09/2010 - C.B.
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La nave di Greenpeace Arctic Sunrise ospiterà scienziati e tecnici per una spedizione autonoma di tre mesi nel Golfo del Messico. Obiettivo è verificare la reale dimensione della catastrofe e l'impatto dello sversamento di petrolio sugli organismi marini. La lezione da imparare sulle trivellazione offshore.
La nave di Greenpeace 'Arctic Sunrise' inizia una spedizione di tre mesi nel Golfo del Messico per capire la reale dimensione di questa catastrofe e indagare sulle vere cause, affinché non si ripeta mai più un disastro come questo.
Secondo l'associazione ambientalista, "Bp ha fatto troppi errori, ha messo in campo risorse inadeguate e ha nascosto informazioni al pubblico, ad esempio vietando l'accesso ai giornalisti nelle aree impattate dal catrame". Per questo adesso vuole realizzare una valutazione autonoma degli impatti per far sapere a tutti come stanno davvero le cose.

La nave partirà la prossima settimana da Tampa (Florida) e visiterà l'area delle Florida Keys e delle Dry Tortugas prima di avvicinarsi al sito di Macondo. I tecnici a bordo verificheranno l'impatto dello sversamento di petrolio sugli organismi marini: dai microrganismi planctonici in superficie fino ai coralli abissali dei fondali.

"Bp ha annunciato di aver chiuso il pozzo, ma oltre 500mila tonnellate di petrolio - dice Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace - stanno avendo impatti sulla flora e la fauna del Golfo. Se gli effetti sulla pesca sono e saranno gravi, quelli sui delicati ecosistemi del Golfo potrebbero essere peggiori".
Per questa spedizione, l'Arctic Sunrise, un rompighiaccio acquistato da Greenpeace nel 1995, ospiterà scienziati esperti in varie discipline: dallo studio delle spugne come indicatori biologici fino al monitoraggio, e se possibile alla pulizia e cura, di organismi come mammiferi, uccelli e rettili marini imbrattati dal catrame.

"In ogni caso, la soluzione è ovvia: smettere di usare petrolio. In particolare - conclude Giannì - dobbiamo smetterla subito con le esplorazioni offshore che mettono in pericolo anche il Mediterraneo, dal Canale di Sicilia all'Adriatico e all'Arcipelago Toscano. La brutta lezione del Golfo del Messico deve servire a qualcosa".

Fonte: Qualenergia

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