La nave di Greenpeace 'Arctic Sunrise' inizia una spedizione di tre mesi nel Golfo del Messico per capire la reale dimensione di questa catastrofe e indagare sulle vere cause, affinché non si ripeta mai più un disastro come questo.
Secondo l'associazione ambientalista, "Bp ha fatto troppi errori, ha messo in campo risorse inadeguate e ha nascosto informazioni al pubblico, ad esempio vietando l'accesso ai giornalisti nelle aree impattate dal catrame". Per questo adesso vuole realizzare una valutazione autonoma degli impatti per far sapere a tutti come stanno davvero le cose.
La nave partirà la prossima settimana da Tampa (Florida) e visiterà l'area delle Florida Keys e delle Dry Tortugas prima di avvicinarsi al sito di Macondo. I tecnici a bordo verificheranno l'impatto dello sversamento di petrolio sugli organismi marini: dai microrganismi planctonici in superficie fino ai coralli abissali dei fondali.
"Bp ha annunciato di aver chiuso il pozzo, ma oltre 500mila tonnellate di petrolio - dice Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace - stanno avendo impatti sulla flora e la fauna del Golfo. Se gli effetti sulla pesca sono e saranno gravi, quelli sui delicati ecosistemi del Golfo potrebbero essere peggiori".
Per questa spedizione, l'Arctic Sunrise, un rompighiaccio acquistato da Greenpeace nel 1995, ospiterà scienziati esperti in varie discipline: dallo studio delle spugne come indicatori biologici fino al monitoraggio, e se possibile alla pulizia e cura, di organismi come mammiferi, uccelli e rettili marini imbrattati dal catrame.
"In ogni caso, la soluzione è ovvia: smettere di usare petrolio. In particolare - conclude Giannì - dobbiamo smetterla subito con le esplorazioni offshore che mettono in pericolo anche il Mediterraneo, dal Canale di Sicilia all'Adriatico e all'Arcipelago Toscano. La brutta lezione del Golfo del Messico deve servire a qualcosa".
Fonte: Qualenergia