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Il Lambro si tinge ancora di nero
04/09/2010 - C.B.
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E' di nuovo scattato l'allarme inquinamento per il Lambro che segue al disastro ambientale dello scorso febbraio quando nelle acque del fiume si riversarono tonnellate di idrocarburi fuoriusciti dai depositi della raffineria Lombarda Petroli che poi arrivarono al Po.

Il 26 agosto scorso il Lambro si è nuovamente colorato di nero all'altezza di Briosco, in provincia di Monza e Brianza. Il motivo questa volta è stato il sovraccarico di uno scolmatore fognario all'altezza di Briosco dovuto alle forti piogge delle ultime settimane. Sono stati alcuni pescatori ad avvisare del problema. Subito sono arrivate pattuglie della Polizia locale dei Comuni circostanti, della Polizia provinciale, dell'Arpa e dei Vigili del fuoco. Ed è intervenuto anche il dipartimento Nucleare Batteriologico Chimico Radiologico di Milano, che ha sorvolato la valle del Lambro con un elicottero per individuare il punto di origine dello sversamento. L'inquinamento è stato provocato da una mistura di colorante e residui fibrosi e non ci sarebbero state traccia di idrocarburi. La direzione dell'Alsi, proprietaria del collettore, ha fatto sapere che non c'è stata alcuna occlusione dell'impianto e che probabilmente il sovraccarico è stato determinato dalle piogge in concomitanza con il lavaggio di alcuni impianti, probabilmente di tintoria, che vengono normalmente effettuati alla fine di agosto. Sono comunque iniziati dei lavori di manutenzione straordinaria con la sostituzione del manufatto di sfioro con uno più alto. Questo però non ha fermato le polemiche. Secondo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, "si sta silenziosamente uccidendo il Lambro mentre sarebbe necessario avviare un piano di interventi per ridimensionare il sistema fognario e di depurazione ai livelli della popolazione attuale". E anche Legambiente parla di "un quadro scoraggiante" e definisce il Lambro "una delle grandi vergogne nazionali" chiedendo nuovi interventi. Anche il presidente della Provincia di Monza e Brianza, Dario Allevi, ha lanciato un duplice appello: ai sindaci "perchè proteggano le aree verdi rimaste", e allo Stato, alla Regione Lombardia e agli altri enti perchè rivedano "il piano di bacino". Al di là della pioggia, infatti, secondo Allevi "la vera causa di questi episodi è fortemente correlata all'occupazione urbana ed industriale".

Fonte: Ansa

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