Quella che arriva in queste settimane dagli economisti e dai media del mondo islamico è una conferma: il Ramadan, il mese sacro di digiuno per i musulmani che dovrebbe educare alla riflessione sull'astinenza dal cibo, fa registrare in molti paesi dell'Islam un'impennata di consumi e sprechi. Prosegue il dibattito sui media.
All'astinenza dal cibo nelle ore diurne si contrappone, con il calar del tramonto, una vera e propria corsa al consumo di beni, alimentari e non solo, con una diretta ricaduta sui consumi energetici e sulla crescita della produzione di rifiuti. A supporto di questa tesi sono stati resi noti alcuni dati significativi: in Arabia durante il Ramadan i consumi sono triplicati (scrive il quotidiano saudita Kol Al-Watan), stessa cosa in Kuwait dove i consumi saranno equivalenti a quelli di 3 mesi normali (osserva l'Iseg, sito islamico di economia); in Egitto -secondo il quotidiano Al Youm Saiy- i consumi questo mese saranno di 35 miliardi di sterline egiziane, con una media di 1,2 miliardi al giorno contro i 800 milioni degli altri mesi e negli Emirati Arabi -denuncia l'agenzia governativa per l'Ambiente- 500 tonnellate al giorno di cibo vengono buttate via durante il Ramadan.