Veramente sul tema del riordino amministrativo territoriale, in chiave bioregionale, me ne sto occupando da parecchi anni. Soprattutto da quando è nata la Comunità europea che si configura come un "superstato" ed in questo contesto è necessario restituire dignità e salvaguardare i diritti delle piccole comunità locali.
Il bioregionalismo infatti si riconosce massimamente nelle identità locali e queste possono essere individuate solo nell’ambito municipale e provinciale, che non è altro il territorio in cui una città di solito irradia la sua influenza culturale. Tra l’altro in Italia le Regioni, impostate e studiate a tavolino, si pongono come stati antagonisti sia per lo Stato Italiano che per l’Europa stessa, che faticosamente sta cercando di trovare un'identità politica condivisa.
Se degli Enti inutili vanno eliminati, molto meglio abolire le Regioni, mini-stati all’interno dello Stato, che nemmeno rappresentano interessi di omogeneità culturale e bioregionale ma solo interessi di gestione economica e partitica. […]
Il bioregionalismo, riportando in auge sia il rispetto della vita in termini di ecologia profonda sia il riconoscimento dell’identità locale, è l’unico metodo che possa garantire equanime distribuzione e pari dignità alle diverse sfaccettature degli abitanti della Comunità europea. Quindi L’Europa, politicamente unita, andrebbe suddivisa in Province Bioregionali e non in Regioni, che per loro natura tendono ad essere separative e indifferenti agli interessi delle comunità locali, dovendo difendere la loro strutturazione spuria ed anomala rispetto alla identità bioregionale.
Paolo D'Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana, Bioregione Tuscia -
www.retebioregionale.ilcannocchiale.it