Curarsi con il cibo
di Catia Trevisani
Terra Nuova Edizioni
pp. 296 - € 15.00
(prezzo per gli abbonati € 13.50)
Queste sindromi rappresentano la causa di circa la metà delle visite specialistiche presso i medici gastroenterologi, o dei disturbi intestinali iniziali che giungono all’osservazione dei medici ambulatoriali. Le donne ne soffrono più comunemente degli uomini, con una percentuale superiore al 30%. Sono casi in cui non è riscontrabile alcuna causa organica; quello che è certo è che i fattori emozionali, la dieta, i farmaci o gli ormoni possono aggravare uno stato di ipersensibilità del grosso intestino nella sua motilità.
I sintomi
I sintomi si presentano sotto forma di fastidio addominale, di un’errata frequenza dell’attività intestinale e di una modificazione della consistenza delle feci. Le spiacevoli sensazioni addominali possono anche essere associate a sintomi non specifici: gonfiore addominale, meteorismo (sensazione di gas), flatulenza, nausea, cefalea, affaticamento. Sono comunemente riconosciuti due tipi di sindrome del colon irritabile.
Caratteristica del primo tipo è l’alternanza di periodi di stipsi a periodi di diarrea, accompagnati dalla presenza di dolori addominali che non sono molto forti né continui, ma possono durare a lungo e creare un evidente senso di disagio. Non si manifestano mai di notte e non impediscono lo svolgimento di una vita normale, ma la persona si sente irritata e sconvolta da un disagio che può limitare anche sensibilmente il suo quotidiano, soprattutto perché genera ansia. Generalmente i sintomi insorgono dopo i pasti, anche se non a causa di un tipo particolare di cibo. I dolori cessano o si attenuano con la defecazione o l’emissione di gas. Si verifica frequentemente la presenza di muco nelle feci; mentre manifestazioni comuni associate sono stanchezza, depressione e difficoltà di concentrazione mentale.
Il secondo tipo di sindrome è dato da una diarrea senza dolore, precipitosa, urgente, che si verifica tipicamente durante o appena dopo un pasto. I soggetti non presentano alcuna patologia organica, soltanto la palpazione dell’addome rivela una certa dolorabilità in particolare nel quadrante addominale inferiore sinistro associata ad un colon contratto.
L’origine psicosomatica
La sindrome del colon irritabile merita la giusta attenzione, poiché può precorrere la malattia diverticolare, con la formazione di piccole sacche nella parete muscolare del colon. L’origine del problema è certamente psicosomatica, probabilmente scaturita da un conflitto interiore tra aggressività e repressione. Considerati gli estesi collegamenti corticali con l’ipotalamo ed i suoi centri, da cui originano e in cui terminano le vie connesse con le attività dei visceri, è semplice comprendere come i fattori psichici possano produrre un’iperfunzione o un’ipofunzione dell’apparato digerente.
Tensioni emozionali sollecitate da ansietà, senso di colpa, umiliazione, risentimento, conflittualità e situazioni che creano la sensazione di sopraffazione, producono un aumento delle secrezioni della mucosa intestinale, maggiori contrazioni muscolari, maggiore fragilità della mucosa rispetto ad agenti aggressivi e un’intensificazione dei riflessi viscerali. Al contrario, situazioni che danno sensazione di depressione, insoddisfazione, abbattimento, paura o insuccesso reagiscono con un rilassamento muscolare, una riduzione delle secrezioni, un minor flusso sanguigno alla mucosa, un rilassamento del colon ed una riduzione dei riflessi.
Lo stato iperdinamico, quando è notevole e ad intervalli ricorrenti, produce diarrea, lo stato ipodinamico la stipsi. La diagnosi è in gran parte basata sul riscontro di uno stretto collegamento tra la sofferenza di disturbi emozionali, discordie matrimoniali, ansie legate ai figli o preoccupazioni ossessionanti sui problemi di ogni giorno, e l’insorgere dei sintomi. Generalmente uno stato di ansietà precede gli attacchi, mentre un sollievo segue ad un cambiamento di ambiente, ad una vacanza, ad esempio, lontani dalle preoccupazioni quotidiane.
In termini pratici la cura migliore è proprio frutto di un salutare stile di vita, con sane abitudini alimentari, e corretto uso delle terapie farmacologiche, soprattutto rispetto all’abuso di lassativi.
Curarsi a tavola
Ancora una volta, è l’alimentazione a svolgere un ruolo di primaria importanza, anche nella prevenzione e nella cura del colon irritabile. Naturalmente è fondamentale l’attenzione ad evitare l’assunzione di cibi che infiammino ulteriormente la mucosa o accrescano la secrezione di muco.
Anche l’eccesso di gas, provocando l’iperdistensione del colon, può innescare o peggiorare la sintomatologia. È necessario pertanto eliminare i cibi che riscaldano, che aumentano la temperatura intestinale come carni, salumi, formaggi, uova.
In generale il cibo di origine animale ha bisogno di un tempo di digestione superiore a quello di origine vegetale; inoltre richiama un flusso maggiore di sangue facilitando processi infiammatori. Unico alimento non vegetale consigliabile è il pesce, già meno irritante; in particolare il pesce azzurro, grazie ai suoi contenuti in grassi insaturi utili alla salute della mucosa intestinale.
Da evitare i legumi che producono fermentazione in soggetti già ipersensibili, in particolare nei periodi di fase acuta. In fase di miglioramento è possibile consumare lenticchie rosse decorticate o legumi passati, privi di buccia. Regola vincente è quella di cuocere sempre i legumi insieme all’alga kombu, che oltre a ridurre i processi di fermentazione, contiene mucillagini e nutrimenti utili alla mucosa del colon.
Sono assolutamente da evitare latte vaccino e derivati, che infiammano l’intestino ed aumentano la secrezione di muco. Tra le verdure è bene evitare, nei periodi critici, cavoli, cavoletti e cipolle cotte. Tra la frutta sono sconsigliate albicocche, uva, banane e frutta secca.
Tra gli integratori, meglio evitare il lievito di birra, a cui è preferibile il germe di grano. Tra le spezie sono sconsigliate quelle più piccanti.
Gli alimenti amici
L’alimentazione corretta consiste nel consumo di cereali integrali, verdure, pesce, proteine vegetali quali tofu e tempeh (prodotti ottenuti dalla lavorazione della soia), seitan (glutine di grano) in minor quantità, poca frutta, una piccola quantità di alghe, di semi oleosi (sesamo), zuppe di miso (prodotto fermentato derivato dalla soia). Nei periodi in cui i sintomi sono più acuti è meglio consumare cibi semintegrali, creme di cereali, zuppe di miso, verdure tollerabili. Per quanto riguarda il bere, preferire acqua minerale naturale, tè bancha; divieto assoluto alle bibite gassate e al vino.
L’equilibrio che risana
Abbiamo visto come la sintomatologia del colon irritabile sia estremamente alternante: si va dalla stipsi alla diarrea. È segno di quanto sia fondamentale ricercare una sorta di equilibrio tra tendenze opposte: trattenere e scaricare.
Se questo è vero a livello simbolico e psicologico è altrettanto vero anche a livello alimentare, in cui gli eccessi in un senso o nell’altro sono deleteri. Nella sindrome del colon irritabile più che mai l’alimentazione deve essere bilanciata. Occorre trovare un giusto equilibrio tra cibi e sapori, che non diano né troppo fuoco né troppo freddo, che non siano estremamente salati o piccanti o dolci o amari od aspri. Anche il tipo di cottura degli alimenti è importantissimo e dovrà essere non troppo yang né estremamente yin. Cotture dall’estremo yang all’estremo yin sono: il fritto, la piastra, il forno, il saltato, lo scottato, lo stufato, il bollito. È evidente che i fritti, per questo tipo di patologia, rappresentano un vero veleno, ma lo stesso vale per la verdura bollita.
Saranno certamente da preferire verdure appena scottate (tuffate a pezzetti nell’acqua salata che bolle e tolte appena l’acqua ricomincia a bollire) o saltate in padella con un pizzico di sale e subito dopo l’aggiunta di poco olio. Più raramente le verdure cotte al forno.
Una cucina equilibrata produrrà effetti benefici non solo a livello intestinale, ma anche nella psiche. L’equilibrio curativo sul corpo si rigenererà conseguentemente in equilibrio psichico; l’ansia diminuirà e sarà psicologicamente più facile poter osservare con maggior distacco e lucidità le problematiche quotidiane e i disagi interiori non ancora risolti. In particolare è consigliabile introdurre nella propria dieta alimenti come il kuzu e il miso, cibi che sono vere e proprie “medicine” per il colon.
Alimenti Sì
- Alghe
-Cereali integrali o semintegrali
- Frutta
- Germe di grano
- Kuzu
- Legumi passati e con aggiunta di alga
- kombu
- Lenticchie rosse decorticate
- Miso
- Pesce (in particolare pesce azzurro)
- Seitan
- Semi oleosi (in particolare di sesamo)
- Tè bancha
- Tempeh
- Tofu
- Verdure
Alimenti No
- Albicocche
- Banane
- Bibite gassate
- Carni
- Cavoli
- Cipolle cotte
- Formaggi
- Frutta secca
- Latte vaccino e derivati
- Legumi con la buccia
- Lievito di birra
- Salumi
- Spezie piccanti
- Uova
- Uva
- Vino
Testo tratto da pagina 70 e seguenti del libro.