In fondo, il lavoro dei tecnici certificatori biologici è molto simile a quello di Sherlock Holmes. A colpo d’occhio, entrando in un’azienda, devono essere in grado di individuare quando e dove, nel processo produttivo, possono essere stati impiegati pesticidi e concimi chimici di sintesi, o comunque sostanze vietate dal regolamento di produzione biologica. E su quei punti indirizzare le indagini, per appurare se la violazione è davvero avvenuta oppure no.
Nessuno sa quanti siano con precisione i certificatori biologici in Italia: «A occhio direi almeno 700-800» stima Alessandro Pulga, direttore dell’Icea, uno dei 14 organismi di controllo che vegliano sul biologico italiano. Altri quattro enti sono autorizzati ad operare nella sola provincia autonoma di Bolzano.
Ci sono ancora posti
Se esistono prospettive di lavoro nell’agricoltura italiana, esse sono perlopiù concentrate proprio in impieghi come questo: «È ormai passato il momento della crescita più intensa. Fino a quattro o cinque anni fa, le aziende biologiche erano in forte aumento, e i certificatori erano richiestissimi. Ora i numeri si sono più o meno stabilizzati, ma all’interno dell’agricoltura il settore biologico è il più dinamico, e riusciamo tuttora a collocare delle persone » sintetizza Pulga...
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