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Bambini vegetariani: una scelta possibile?
08/07/2010 - Silvia Amerighi
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I bambini vegetariani si ammalano di più o di meno? Hanno una crescita regolare? Presentano qualche carenza? Ne parliamo con il dottor Luciano Proietti, pediatra esperto di alimentazione vegetariana.

Troppo sale, troppi grassi saturi, troppo zucchero, troppo cibo raffinato e poca fibra: questi i principali errori dell’alimentazione «occidentale». Pochi cereali integrali fino a 6 anni, allattamento materno prolungato, dieta vegetariana con cibi biologici e biodinamici e tante coccole e amore: questa la ricetta per i nostri bambini del dottor Luciano Proietti, pediatra esperto di alimentazione vegetariana a livello nazionale. Partiamo dall’inizio, cercando di capire come nasce la consapevolezza di diventare vegetariani.

D: Dottore, ci può raccontare come è nata la sua dieta, e quella dei molti genitori che l’hanno seguita e la seguono tuttora?
R: Il vegetarismo dovrebbe essere un atteggiamento mentale di rispetto e amore verso tutti gli esseri viventi. Poi diventa automatico rifiutare l’uccisione o lo sfruttamento di altri esseri viventi, anche se ritenuti inferiori nella scala evolutiva. Naturalmente solo se noi adulti abbiamo un equilibrio psichico, emotivo e quindi fisico potremo far crescere i nostri figli vegetariani e in salute salute. La nostra salute fisica proviene in gran parte dalla nostra salute emotiva e psico-sociale.

D: Quali sono gli errori del genitore italiano medio nell’alimentazione dei figli?
R: La cultura alimentare convenzionale «occidentale» propone una dieta troppo ricca di proteine animali, zuccheri raffinati e grassi saturi, che portano a una serie di malattie moderne come obesità, osteoporosi, malattie cardio-vascolari, diabete, tumori, malattie degenerative del sistema nervoso.

D: Come spiega il crescente numero di bambini in sovrappeso anche in tenera età?
R: Come italiani deteniamo il triste primato dei bambini più obesi tra i paesi europei. La causa sta, oltre che nell’alimentazione che contempla troppi zuccheri, grassi e proteine, anche nella mancanza di movimento fisico. Nei paesi industrializzati come il nostro il rischio dell’obesità e dell’ipernutrizione costituiscono un problema di difficile soluzione.


La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero cartaceo Luglio/Agosto 2010 di Terra Nuova o come eBook.


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