Nuvole all’orizzonte per le energie rinnovabili in Italia. Dopo giornate di intense e contraddittorie discussioni all’interno del Governo, la conferma dell’inserimento nel decreto legge Manovra dell’articolo 15, che impone agli impianti idroelettrici di grande derivazione un nuovo canone, e dell’articolo 45, che cancella l’obbligo da parte del Gse di ritirare i certificati verdi in esubero, potrebbe rallentare il cammino del nostro paese verso gli obiettivi “green” europei del 2020.
E i commenti si sprecano. Ha cominciato l’ex ministro e presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Edo Ronchi, definendo “devastante” per lo sviluppo delle fonti rinnovabili l’articolo 45 della manovra economica in una lettera aperta al ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Ronchi chiede lo stralcio della norma, sottolineando che la quota d’obbligo dei certificati verdi “è bassa e ampiamente superata e che tale abrogazione produrrà una drastica riduzione degli investimenti in nuovi impianti di produzione di elettricità pulita”. L’Anev, Associazione nazionale energia del vento che vede riuniti oltre duemila soggetti rappresentanti il comparto eolico nazionale, mette invece l’accento sui posti di lavoro a rischio: il provvedimento del Governo “rischia seriamente di compromettere le iniziative in essere che, ricordiamo, nel solo settore eolico (studio Uil-Anev) al 2009 vedono occupati circa 25mila lavoratori, con un incremento di circa 5mila unità in un solo anno, tra settore e indotto”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Federambiente e Fise Assoambiente. “L’Italia rischia un blocco dello sviluppo delle fonti rinnovabili, oggi già ampiamente sotto la media europea - spiegano in una nota - e sempre più lontane dall’obiettivo 17% di energia prodotta previsto per il 2020”.
Fonte: E-gazette