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La Dentosofia
25/06/2010 - F.G.
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(8119 letture)
Che cos’è la Dentosofia? Scopritelo leggendo questo estratto dal libro "Denti & Salute" per scoprire un metodo rivoluzionario che mette in luce il legame tra denti, corpo e psiche.



Denti & Salute - Dalla salute della bocca alla salute del corpo
di Michel Montaud
Terra Nuova Edizioni
pp. 200 - € 13.00
(prezzo per gli abbonati € 11.70 )




Definizione di Dentosofia (o Saggezza dei Denti): “Terapia caratterizzata da un approccio umanistico all’arte dentistica e che si basa su tecniche funzionali evidenziando il legame tra l’equilibrio della bocca, l’equilibrio dell’essere umano e, in senso più lato, quello del mondo intero”. Ma cosa significa tutto ciò? Esisterebbe un legame tra i denti, l’essere umano e il mondo! Come si può fare una simile affermazione?

L’essere umano porta dentro di sé i quattro regni: il regno minerale, il regno vegetale, il regno animale e il regno umano. Lo smalto dei denti è costituito unicamente di minerali. Si tratta del regno più arcaico nell’essere umano, dove si fissano le memorie e i conflitti più antichi. La bocca può essere utile per decifrare questi elementi, che vi sono impressi.
“Per divenire un essere umano per intero, è necessario avere una certa apertura di spirito, una certa capacità di credere, senza prove, ad alcune cose che vanno aldilà della nostra comprensione”. (Martha Nussbaum) Questo libro è dedicato a tutte/i coloro che non hanno mai chiuso la porta e che hanno osato dire a se stesse/i: “Perché no?”, prima di iniziare a sperimentare in prima persona questa terapia. Questo libro è dedicato a tutte/i coloro che non chiuderanno quella porta e si metteranno in cammino.

Da molti anni, il nostro lavoro comune ha messo in evidenza legami inconfutabili tra l’equilibrio della bocca, l’equilibrio dell’essere umano e, di conseguenza, quello del mondo, dato che siamo proprio noi esseri umani a creare il mondo in cui viviamo. Allora, che legami vi sono tra la bocca, l’uomo e il mondo? Un essere può rivelare se stesso attraverso la propria bocca? Utopia? Realtà? La bocca e i denti ci parlano. Ascoltiamoli, guardiamoli, comprendiamoli.

Ci racconteranno la nostra storia e ci permetteranno, se noi lo decidiamo, di guarire. Ma...Che cosa significa guarire?
Guarigione è una parola della cui portata non sempre ci si rende conto. Certo, tutti pensano di comprenderla. Nel corso della prima visita, pongo spesso ai miei pazienti la seguente domanda: “La turbo se le dico che il solo medico adatto a lei è lei
stesso?”.

Da millenni, i più grandi saggi situano il potere di guarigione all’interno dell’essere umano. Non sono in tanti a meravigliarsi di fronte a questa affermazione. In generale, i pazienti non sono sorpresi e annuiscono. Allora aggiungo: “Se siamo per davvero il medico di noi stessi, per quale motivo allora andare a consultare qualcun altro, quando ci ammaliamo?”. La risposta è sistematica: “Non si può risolvere tutto da soli”. Questo potrebbe sembrare giusto. Quindi, ci rivolgiamo a un terapeuta, i sintomi spariscono e a questo punto si parla di guarigione. Ma quando siamo il medico di noi stessi, in tutta questa storia?

Infatti, quando i pazienti parlano di “medico interiore”, pensano soltanto ai poteri di autoguarigione dell’essere umano. Si tratta, per esempio, del sistema immunitario, della cicatrizzazione, della saldatura delle fratture, tutte cose che avvengono da sole, senza il nostro consenso e che si trovano al di sotto del livello della coscienza. La guarigione può essere ridotta a questo? Allora, che cosa significa guarire? Guarire, è recuperare la salute.

Che cos’è la salute? È “lo stato di qualcuno il cui organismo funziona normalmente” (dal vocabolario della lingua francese Larousse).
Che cos’è un funzionamento normale? Per la maggior parte delle persone significa: non ammalarsi. Dunque, quando ci si chiede: “Che cos’è la salute?”, “Non essere ammalato” è la risposta più frequente. Il linguaggio popolare offre, come definizione di una parola, la negazione del suo contrario. Bene, questo è impossibile. La definizione di una parola non può basarsi sul suo contrario.
Ci scontriamo con un’evidenza: nel linguaggio popolare, non si trova una definizione per la parola salute.

Lo stesso può essere esteso alla parola guarire. Se non si trova alcun significato per queste parole, vuol dire che da qualche decennio si sta ragionando in modo sbagliato. Possiamo riformulare la definizione di salute nel modo seguente: Significa guarire, sistematicamente, quando si è ammalati. Ciò è completamente diverso da “non avere malattie”. La salute è la facoltà di utilizzare i propri processi di autoguarigione in ogni momento. È un processo fisiologico della vita.

Mi spingo un po’ oltre con questa riflessione. I processi di autoguarigione sono in attività incessantemente. Ci si confronta, ogni secondo, con germi (virus, batteri...), con aggressioni termiche (per esempio, grandi sbalzi di temperatura) e ciò che in campo medico viene chiamato fisiologia (ovvero lo stato normale) non è altro che la capacità vitale dell’essere umano di adattarsi continuamente. Tutti questi processi si attivano senza l’intervento della coscienza. Ma quand’è che finisce l’adattamento e inizia la malattia? Si potrebbe rispondere: “Quando vengono oltrepassate le capacità di adattamento, si instaura la malattia”.

Ma dove si trova il confine tra adattamento e malattia? È l’essere umano a definirlo. Infatti, ad esempio, nel caso della febbre, è il corpo stesso che produce l’aumento della temperatura. Si tratta, quindi, sempre di un adattamento del corpo, ma in questo caso l’adattamento è vissuto in modo cosciente e la febbre è considerata l’inizio di una malattia. Viene chiamata sintomo, ed è un sintomo che non resta più a livello inconscio.

Eppure, se il corpo produce la febbre quando ce n’è bisogno, vuol dire che ha il potere di farlo, esattamente come si respira con la bocca quando ci si tappa il naso. Nessuno forza l’organismo ad aumentare il suo calore interno. Si tratta di una funzione biologica naturale, totalmente inconscia, con l’obiettivo di bruciare certi “aggressori”. È la constatazione della febbre a raggiungere la nostra coscienza, non la sua attivazione. Si può dire che la reazione di fronte a una malattia è anche un normale processo vitale. La sola differenza, riguardo all’adattamento, è che si prende coscienza del sintomo.

L’adattamento potrebbe essere chiamato una “malattia guarita a livello inconscio”, e la malattia sarà, allora, un “adattamento portato alla coscienza”. Per avvalorare queste ipotesi vi propongo la seguente riflessione: “Ci si ammala mangiando e si guarisce digerendo”.
(L’esempio si riferisce a un’alimentazione naturale ed equilibrata, naturalmente). In effetti, se gli alimenti non vengono assimilati per mezzo della digestione, ci si ammala (indigestione, vomito, diarrea). Se ciò si protrae nel tempo, si muore. Mangiare non basta, bisogna digerire.

Orbene, mangiare è vitale, dato che, se non lo si fa, si muore ugualmente. Si è quindi obbligati anche a mangiare. Mangiare è indispensabile ma non sufficiente, e digerire è un passaggio obbligato. La digestione corrisponde alla decomposizione in singole molecole di prodotti assunti dal mondo esterno. Tutto deve essere trasformato per poter essere assimilato e per rendere possibile, tra l’altro, il passaggio oltre la barriera intestinale e polmonare. Non è possibile iniettare direttamente nel sangue gli alimenti o l’aria non trasformati, senza provocare la morte. Si è dunque obbligati, per restare in vita, a “umanizzare” tutti i contributi che provengono dall’esterno.

Siamo davanti a una legge naturale: tutto ciò che arriva dal mondo esterno è un veleno (aria, alimenti) e, tuttavia, l’essere umano ne ha un bisogno vitale. A partire da questa constatazione, si potrebbe affermare che: la fame è il “sintomo” della malattia “mangiare”, che è un fenomeno naturale, fisiologico e indispensabile. Si guarisce digerendo tutti i pasti, dalla nascita alla morte. Mangiare e digerire sono considerati da tutti come processi normali. Quindi fisiologia vuol ben dire guarire incessantemente. Ci si rende malati mangiando e ci si guarisce digerendo. Godere di buona salute corrisponde proprio alla capacità di stimolare i propri processi di guarigione continuamente. Se la normalità è guarire sistematicamente, ciò significa che la malattia è una necessità (come mangiare) e la guarigione un obbligo (come digerire).

Si potrebbe anche paragonare la malattia allo squilibrio e la guarigione al (ri)equilibrio. Prendiamo ad esempio la deambulazione. Immaginiamo il piede destro sollevato in aria, pronto ad appoggiarsi a terra, quando si cammina. In quell’istante si è disequilibrati, ma si ritrova l’equilibrio non appena il piede trova appoggio; e immediatamente il piede sinistro si stacca da terra e ci si sposta di nuovo verso il disequilibrio, finché anche il sinistro non si appoggia per ritrovare l’equilibrio successivo ecc. La deambulazione è una successione di equilibri e squilibri. Anche nel caso appena illustrato, come per malattia e salute, lo squilibrio diviene una necessità e l’equilibrio un obbligo.

Abbiamo infatti visto che l’adattamento è una malattia risolta senza l’intervento della coscienza, che mette in moto i processi inconsci di autoguarigione (così come mangiare innesca i processi di digestione), mentre una malattia conclamata fa prendere coscienza. Ma... coscienza di che cosa?

Se l’organismo umano è capace di risolvere la stragrande maggioranza degli adattamenti, perché esiste la malattia? Questa – di certo – ha qualcosa da dire e c’è – per forza – qualcosa da comprendere, altrimenti resterebbe allo stadio dell’adattamento. La malattia avrebbe, quindi, un significato. Introduciamo qui il concetto di pourquoi, perché, e di pour quoi, a causa di che cosa, vale a dire:
Qual è il significato della malattia? Cosa significano le patologie? E a quale scopo appaiono? Ricordatevi: si mangia e si digerisce, per lo più, in modo completamente armonioso. Si cammina senza cadere.

L’armonia è quindi la norma.
Se l’armonia è naturale, l’essere umano malato è un essere umano illusorio e il mondo malato è un mondo illusorio. Le malattie si creano a immagine del loro ospite (l’essere umano) e il mondo è a immagine dell’essere umano, poiché è quest’ultimo che lo crea. Ma l’essere umano percepisce come va il mondo allo stesso modo in cui percepisce le malattie: non è un’utopia! Com’è possibile comprendere questo modo diverso di ragionare? È arrivato il momento di evocare certe correnti filosofiche dell’Antichità. Quando antenati illustri parlavano del “medico interiore dell’essere umano”, facevano allusione all’essere psicoaffettivo, vale a dire all’essere pensante e sensitivo, e non soltanto ai processi di autoguarigione inconsci.
Affermare come norma che la malattia sia una necessità e la guarigione un obbligo permette il riconoscimento nel corso della vita, sotto il profilo fisiologico, dell’alternanza di questi due spartiti. Il direttore d’orchestra di questa sinfonia è il funzionamento psicoaffettivo. Il temperamento fa passare da una parte all’altra e ogni istante è necessario per sapere dove dirigersi per poter comprendere la malattia. Si attua sempre una scelta tra il caos e l’armonia... o tra la malattia e la guarigione (e non il sollievo). La malattia è una funzione biologica naturale, allo stesso titolo della vista o della respirazione.

La malattia fa parte della salute
La malattia diventa allora un’amica, perché fornisce il significato. Guida e avverte continuamente: “Non sei sulla buona strada. Non è grave, basta consultare la mappa e ritornare all’incrocio precedente. Allora ti troverai sulla via della guarigione”. La guarigione (ma anche la malattia) arriva sempre da dentro (vale a dire, dallo stato d’animo), mentre molta gente immagina che venga da fuori.
La malattia dovrebbe far prendere coscienza del fatto che la propria modalità di funzionamento non è armoniosa; esiste per avvertirci e per permetterci di cambiarla. Ecco il reale significato della malattia: Una presenza necessaria per risvegliarsi di fronte a una guarigione indispensabile alla “crescita”.
E quando tutti saremo “cresciuti”, la malattia non avrà più ragione di esistere. Non avrà più nulla da dire. Resterà allo stadio di adattamento. Si comprende meglio perché la malattia giunge alla coscienza, invece di restare allo stadio di adattamento inconscio.
La malattia assume allora un’altra dimensione e la guarigione tutto un altro significato. Si vedrà, nel corso di questo testo, come gli avvenimenti della vita forniscano all’essere umano ciò di cui ha bisogno per avanzare nella comprensione della propria storia e per avviare la propria guarigione.

Testo tratto da pagina 22 e seguenti del libro.

I VOSTRI COMMENTI:
  • 18/06/2011 - CINZIA GILIO

  • Ho iniziato la terapia di autoguargione con l'adattatore e ho visto i risultati sul piano psicologico sin dal primo giorno.
    Mi è subito piaciuto il fatto che imparavo a dedicare uno spazio a me stessa, come non facevo da tempo. Pian piano, ho iniziato ad apprezzare anche altri aspetti e a notare le difficoltà ad esempio, a portarlo la notte. Ne parlerò con la mia terapeuta al prossimo incontro, ma credo che questo aspetto sia legato alle mie "resistenze" a lasciare andare tutto quello che mi impedisce di andare avanti. Il problema fisico che mi ha portata a cercare aiuto, è un problema alla mandibola (a scatto, rimango incastrata). Si potrebbe tradurre con una "paura" di andare avanti, nella vita, nei suoi molteplici aspetti, dalle relazioni
    stabili, all'abitazione..alle amicizie e naturalmente, al lavoro. Questo libro è scritto benissimo, scorrevole e con l'accento dove serve anche ai più scettici per accettare la "sfida"!


  • 05/04/2011 - MARIA ELENA

  • è fantastico in quanto è molto ben spiegata la funzione della malattia in rapporto ad una visione olistica dell'essere umano ed è apprezzata la semplicità del testo comprensibile anche ai non addetti, il che non è poi così scontato e semplice.

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