Anche quest’anno il governo mette mano agli incentivi del Conto Energia fotovoltaico attraverso la bozza di decreto emanata dal Ministero dello sviluppo economico che contiene importanti novità, che partiranno da gennaio 2011, sia sulle tariffe incentivanti che sul tetto della potenza cumulabile.
A livello nazionale è stata stabilita una potenza nominale cumulata da installare di 8000 MW entro il 2020. La potenza fotovoltaica incentivabile complessiva è pari a 3000 MW, a cui vanno sommati 200 MW di «impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative» e 150 MW di «impianti fotovoltaici a concentrazione».
Gli impianti solari fotovoltaici che entreranno in esercizio, a seguito di interventi di nuova costruzione, rifacimento totale o potenziamento, a partire dal 1° gennaio 2011 avranno diritto alle tariffe incentivanti indicate nella tabella A in base alle due categorie di appartenenza: «impianti realizzati sugli edifici» e «altri impianti».
Per gli impianti che entreranno in esercizio negli anni successivi è prevista una riduzione del 6% ogni anno rispetto ai valori riferiti al terzo quadrimestre del 2011. Resta confermato il riconoscimento per venti anni della tariffa stabilita, il cui valore sarà costante per tutto il periodo di incentivazione.
È previsto un premio per gli impianti fotovoltaici abbinati ad un uso efficiente dell’energia e per specifiche tipologie e applicazioni di impianti fotovoltaici (vedi rispettivamente Art. 9 e 10 della bozza di decreto).
Tariffe incentivanti diverse saranno riconosciute agli impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative e agli impianti a concentrazione. Nell’Allegato 2 della bozza di decreto sono infine definite le modalità di posizionamento dei moduli sugli edifici ai fini dell’accesso alla corrispondente tariffa.
Si assiste quindi a una sensibile riduzione degli incentivi. Se una diminuzione degli aiuti statali è giusta e legata alla riduzione del costo degli impianti, il taglio sembra davvero eccessivo (il tasso di rendimento dell’investitore si abbasserà di circa il 40%) e potrebbe causare, come sostengono diverse associazioni del settore, una frenata inopportuna delle nuove installazioni.
Perché risparmiare nello sviluppo di energia pulita? Possiamo pensare al costo che bisognerà sostenere per il nucleare… come recita un vecchio adagio: «a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca».
Articolo tratto da Terra Nuova - Maggio 2010
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