Il campo in conca. L'arte dell'orto
di Maria Pagnini
Terra Nuova Edizioni
pp. 112, € 10.00
(prezzo per gli abbonati € 9.00)
Rose antiche e alberi antichi
Il nostro orto dev’essere anche bello. mettiamoci rose antiche. Quelle con i petali fitti fitti, sfumate, profumate, con il gambo pieno di pruni leggeri come peli. Me l’hanno fatta vedere in un catalogo. C’era scritto: Reine des violettes, prodotta nel 1860. Unità d’italia. in fotografia aveva l’aria disordinata di chi nasce in libertà. poi, con il crescere, dicono, diventerà un cespuglio. guardo il parmigianino. Lui guarda me.
– Perché mi guardi?
– Perché sei un bambino antico.
I colori delle originarie sono il bianco, il rosa pallido, il crema. Colori tenui, delicati, naturali, che non hanno nulla a che fare con la rosa scarlatta, arancione, rosso fiamma. Sono rose che non ti chiedono nulla, né letame, né ramato, nemmeno di essere potate. mi son ricordata del loro profumo. Unico. Lo riconosci fra mille, a
occhi chiusi. Erano nell’aia, ai piedi delle colonne della loggia. Le galline raspavano sempre lì, ma hanno radici profonde nel tempo. Qualche nome. nella famiglia della rosa gallica officinalis, la Tuscany, che poi sarebbe quella che portavano ad anita ogni volta che faceva gli anni.
Vivrà accanto a lui per dieci anni. Dieci mazzi e quattro figlioli. il primo si chiama menotti e nasce in settembre.
Il salcio
Se c’è un fosso, deve esserci anche un salcio, serve per fare i legacci. Si pianta per talea. prendi un pezzetto di salcio grosso come un dito e lungo come un lapis e infilalo nella terra, sul bordo del fosso. Dopo un po’ spunteranno degli occhini gonfi. Ha attaccato.
II canneto
Il canneto si fa attraverso il rizoma della canna. È una radice gonfia che ricorda quella del giaggiolo. Ogni volta che vedo il giglio di Firenze penso al suo rizoma.
potenza di un segno di terra. i giorni della vergine sono buoni per seminare radici. E quelli della vergine, quando scrivono, tendono ad affondare il discorso. Le canne e i salci si fanno piantare ai bambini, così prima imparano e poi si confrontano.
– È cresciuto più di te.
– Lo poto.
Se hai la fortuna di poter piantare qualche albero, attorno ad un orto, fallo, ma non possono essere più di tre o quattro. melo, fico, noce e magari nocciolo. Piantiamo alberi antichi, ma non secolari. garibaldi ha fatto piantare tante querce lungo il suo percorso. Voleva che ci ricordassimo di lui e del suo messaggio sull’Unità d’italia, ogni volta che si raccoglievano le ghiande per i maiali, il terriccio per i vasi e che fischiava il vento nella chioma. ma sotto una quercia non ci nasce nulla per un bel raggio. Le ghiande ora restano lì perché non ci sono più maiali liberi, il terriccio resta lì perché è carico di tannino.
E ogni volta che fa buio, ascoltare le anime dei morti che ti parlano nel fruscio dei vento, fa paura a tutti, specialmente a un bambino.
– Citrullo, hai paura?
– Della gatta gnuda.
Il fico
È una pianta che non ti chiede niente. né potatura né concimazione. Quindi è inutile dilungarsi. Questi vanno mangiati con la buccia perché se non ti fidi di quello che nasce nel tuo orto, è finita. anche con i fichi, come per tutto il resto, quando arrivano, si fa la cura, quindi è meglio conservarne una parte, facendo picce e marmellate. La marmellata si può fare senza zucchero, solo con qualche goccia di limone, ma va mangiata entro 15 giorni.
Con le mandorle è un ottimo dessert, ma non con quelle della California,con quelle del mandorlo in poggio, tirate giù a colpi di pertica. Sono piccine e con il guscio duro come un sasso.
Devi schiacciarle con un colpo netto, preciso, senza andarci giù pesante, sennò si spappolano. Deve fare stoc e scappare fuori intera mentre il guscio si è rotto a metà. Si uniscono alla marmellata da ultimo. per le picce è meglio l’essiccatoio, il sole le fa diventare dure asserpentate. Un essiccatoio familiare è un cestello a due strati con sotto una ventola che fa girare aria calda. Costa quanto una buona vanga. Ci puoi seccare di tutto, basta che abbia corpo, consistenza. i capolini della camomilla li fa volare.
Il nocciolo
Si mettono tre o quattro piante per buca in modo da fare un cespuglio. Ogni tanto va potato per sfoltire la chioma, ma ogni tanto. incomincia a fare le nocciole dopo cinque anni. Ci mette, ma quando parte può dare da uno a cinque chili. Si raccolgono quando cascano da sole. Si scuote l’albero due o tre volte. Due o tre nocciole, non tostate, date a fine pasto ai bambini, hanno un leggero effetto lassativo.
– Corri, corri.
– Corro.
Il noce
Ti farà effetto trovarti fra le mani una piccola noce, scura rispetto a quelle lunghe e bianche di Sorrento sbiancate con ipoclorito di sodio. La noce, insieme alla nocciola è indicata per quando si va a giro per il mondo. pensiamo a giotto che aveva un cantiere aperto a Firenze e uno ad assisi. Su e giù con il cavallo, le tasche piene di noci e il culo rosso.
– Giotto! Con il pane! – diceva il babbo.
È sempre per San giovanni che si raccoglie il mallo per il “nocino”. È un liquore che non è buono come quello al mirto, ma noi che viviamo sopra roma e distanti dal mare, non abbiamo il mirto.
Ecco una buona ricetta fra le tante che ne circolano: 500 grammi di noci verdi con il mallo, 500 di alcool a 60°, 500 di acqua, una stecca di cannella, un cucchiaino di semi di finocchio, 2 cucchiai di petali di rosa (antiche) essiccati , 8 chiodi di garofano. mescolare alcool e acqua in un vaso ermetico con il coperchio a molla,
aggiungerci le noci schiacciate con il culo di un bicchiere. Chiudere e mettere al sole di giugno per 45 giorni.
Ogni tanto andare lì e agitare. alla fine aprire e aggiungerci il resto. Far macerare all’ombra per 5 giorni. Ogni giorno agitare. Filtrare e imbottigliare. Ottimo digestivo da offrire a pochi. in ottobre, oltre alle noci, si raccolgono anche le foglie. Si sono accartocciate come foglie di tabacco e con queste foderiamo il silos.
Testo tratto da pagina 53 e seguenti del libro "Il campo in conca, l'arte dell'orto".