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Gli idrocarburi del Lambro bruceranno a Piacenza
18/04/2010 - C.B.
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Arrivano critiche durissime dal Movimento a 5 Stelle Beppe Grillo nei confronti del presidente della Regione Vasco Errani che ha dato il via libera per bruciare gli idrocarburi del Lambro a Piacenza.

Gli idrocarburi del Lambro bruceranno a Piacenza. Nelle settimane scorse, pochi giorni dopo il disastro del Lambro e del Po, con lo sversamento di tonnellate di idrocarburi nei due fiumi, il presidente della Regione Vasco Errani, "ha firmato una procedura d'urgenza per bruciarli assieme ai rifiuti urbani nell'inceneritore di Piacenza". A lanciare l'allarme e' il neoconsigliere regionale, Giovanni Favia, che lo ritiene "illegale e potenzialmente pericoloso", e parla di una scelta "assolutamente irresponsabile, presa contro il parere dell'Agenzia regionale per l'ambiente". Non solo, aggiunge Favia, quei liquidi "sono tossici e potenzialmente nocivi", ma verranno bruciati a Piacenza, "la citta' che e' gia' la piu' inquinata della Regione". In realta' l'ordinanza del presidente della Regione, Vasco Errani, firmata il 5 marzo cita proprio, tra le altre cose, il parere favorevole dell'Arpa dato in una situazione
che si presenta straordinaria e urgente. Il 23 febbraio scorso, da sette serbatoi della Lombarda petroli in Brianza, furono sversate alcune migliaia di tonnellate di idrocarburi nel Lambro, il fiume nero raggiunse poi il Po, innescando un allarme nazionale. Del caso si occupa in una nota anche il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma, che cita un servizio andato in onda ieri sul Tg1 e che parla di 600 tonnellate di rifiuti provenienti dalla barriera di Isola Serafini "imbevuti di petrolio ed olii combustibili".Peccato, dice il Coordinamento, che lo smaltimento "non sia
possibile a Piacenza, visto che l'inceneritore e' autorizzato per soli rifiuti solidi urbani".
Diversi movimenti, dice ancora il Coordinamento, "stanno valutando azioni legali ed esposti alla magistratura". Ma "come al solito il danno e' ormai fatto e nessuna eventuale azione giudiziaria sapra' riportare indietro i fiumi fuoriusciti dall'impianto". Sempre il servizio del Tg1 dice
che i costi saranno coperti dalla Regione. Dunque, chiede il Coordinamento, "la Regione ha autorizzato questa combustione? In base a che norme visto che e' vietato per qualsiasi privato mischiare rifiuti contaminati da rifiuti speciali provenienti da una raffineria con rifiuti solidi urbani e bruciarli poi in un inceneritore per rifiuti solidi urbani?". In effetti il 5 marzo e' arrivata l'ordinanza del presidente della Regione per "il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti provenienti da sversamenti nel fiume Lambro
e Po". Dal documento, pero', risulta esserci il parere positivo dell'Arpa. Attualmente, si legge nell'ordinanza, "i rifiuti raccolti sono stoccati nell'area di Enia adiacente all'impianto di Tecnoborgo della ditta Tecnoborgo spa" individuata "quale soggetto piu' prossimo ai siti di intervento e dotato delle
necessarie capacita' industriali di gestione dei rifiuti stessi". Il quantitativo di rifiuti stimato "derivante dalle operazioni di intervento emergenziale sopradescritte e' quantificabile in 600 tonnellate". 
Da una prima disamina dei rifiuti raccolti, aggiunge il documento, "emerge che gli stessi sono presuntivamente qualificabili come rifiuti urbani (sulla base del luogo ove sono stati raccolti) e speciali (sulla base delle caratteristiche e della provenienza degli stessi)". La situazione "ha carattere di eccezionale e urgente necessita' di tutela della salute pubblica e dell'ambiente". Inoltre, l'impianto individuato "e' quello che presenta le migliori condizioni sotto il profilo della capacita' tecnica e della vicinanza con i luoghi di raccolta dei rifiuti nel territorio della regione". E, vista la situazione, per viale Aldo Moro e' necessario "dover ricorrere a forme speciali di gestione dei rifiuti, anche in deroga alle disposizioni vigenti, che garantiscano un elevato livello di
tutela della salute e dell'ambiente". L'atto del presidente della Regione sottolinea inoltre che e' stato acquisito "agli atti d'ufficio dell'Agenzia regionale di protezione civile il parere favorevole dell'Agenzia regionale
prevenzione e ambiente". Da qui l'autorizzazione da parte della Regione alla Tecnoborgo "a gestire l'impianto per ulteriori 600 ore massime come somma totale di funzionamento delle due linee" e a ricevere "il conferimento delle ulteriori tipologie di rifiuti derivanti dalle operazioni di disinquinamento del fiume Po". Tra questi sono previsti anche "nei limiti del 10% del quantitativo
del totale" consentito (600 tonnellate) "assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell'olio non specificati altrimenti), stracci e indumenti protettivi, contaminati da sostanze pericolose"; fanghi "di dragaggio contenente sostanze pericolose"; e "legno, contenente sostanze pericolose".

Fonte: Dire  

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