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Olio di palma: il biologico disumano in Colombia
13/04/2010 - gab
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Scandalo tedesco: in Colombia 500 persone sono state evacuate per far posto alla monocoltura di palme da olio. Per la produzione industriale di olio di palma biologico, sempre più richiesto dall'industria alimentare, vengono distrutte le colture locali.

Un articolo di Report Mainz getta forti ombre su uno dei principali fornitori di olio di palma biologico, la colombiana Daabon, che discredita fortemente il settore del biologico tedesco.

Per far spazio alle coltivazioni intensive di palme da olio nel luglio del 2009 nella zona di Las Pavas, la Daabon avrebbe scacciato dal territorio 500 persone, incluso donne e bambini. 

Monocolture e agricoltura biologica sono due concetti antitetici, che insieme non dovrebbero mai stare. Ma la seduzione del business facile mette in crisi anche un settore orientato alla sostenibilità ambientale e sociale. 
L'olio di palma biologico è l'ingrediente base per molti prodotti alimentari biologici trasformati. In molti casi la sua presenza è difficilmente rintracciabile perché indiretta, come in margarine, creme da spalmare o altri prodotti confezionati, in altri palese e dichiarata. 
Secondo il servizio del Report Mainz tale olio sarebbe contenuto in molti prodotti dei principali marchi del biologico mondiale, che in Germania sono Alnatura, Rapunzel e Allos.

Esperanza María Ramírez dell'Agenzia per i Diritti Umani ravvede nello sgombero di Las Pavas un'azione violenta ed illegale.  Al contrario l'azienda si presenta come proprietaria degli appezzamenti terrieri e considera l'azione di sgombero del tutto legale. 
Secondo l'inchiesta giornalistica negli scorsi anni la Daabon, con l'aiuto di azioni poliziesche, avrebbe estirpato le coltivazioni di cacao e mais di 123 famiglie e cacciato i contadini dalle loro terre. Su questi terreni sono stati impiantate colture massicce per la produzione di olio di palma biologico. 
L'Agenzia per i Diritti Umani ha sottoposto il caso al Consiglio di Stato Colombiano.
Alnatura, Rapunzel e Allos per adesso hanno sfoderato i certificati di garanzia della Daabon e si sono dichiarate pronte ad informarsi maggiormente sulle azioni dei loro fornitori. La  Rapunzel ha annunciato un'ispezione sul posto e promette di confrontarsi con la Daabon sulla necessita di attuare misure correttive. Dichiarazioni  di coerenza etica sono state fatte anche dalla Allos. Ma gli osservatori considerano queste dichiarazioni tardive, perché il controllo della filiera è imprescindibile, soprattutto in un settore che si presenta sostenibile e dal volto umano. 
In Germania, dove le inchieste giornalistiche, e soprattutto quelle giudiziarie, vengono prese sul serio, il settore biologico viene duramente messo alla prova, in una probabile perdita di fiducia dei consumatori.
Ma se vogliamo che il biologico sopravviva, è sempre meglio avere coraggio e fare luce anche sulle sue ombre. Non è così?





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  • 27/04/2010 - massimo

  • ha ragione Carla a scrivere quello che ha scritto, solo che dopo bisogna sostenere con coerenza il tutto. Io sono un contadino che si è rifiutato di apporre il certificato del bio,per vari motivi, primo fra tutti non è attendibile e crea solo un altro interesse per le aziende certificatrici tutte naturalmente private. Come contadino devo fare tutto dal seme alla vendita, e questo sempre da solitario nelle campagne dove sono. Le persone cosidette alternative difficilmente supportano se non a parole queste attività, hanno tutti voglia di viaggiare fare corsi essere spensierati e scappano alle prime difficoltà. Ho già lanciato un articolo tra i progetti di ecovillaggio, ma la maggior parte si ferma dopo un piccolo scambio di mail, così penso duramente che ci meritiamo tutto quello che il mondo dell'industria ci offre, inutile indignarsi, bisogna essere determinati in ciò che si crede costi quel che costi, altrimenti non lamentiamoci, forse un giorno tutto questo finirà, insieme a noi.

  • 22/04/2010 - carla

  • NON C'è ECOLOGIA O BIO O ETICA O SOSTENIBILITA' O PACIFISMO O ANTIMILITARISMO SE NON SI è PER IL RISPETTO DELLA TERRA ALTRUI , SE NON SI è VEGETARIANI, SE NON SI è PER I CHILOMETRI ZERO - SE NON SI è CONTRO LA SCHIAVITU DEL LAVORO DI ALTRI PER NOI - SE NON SI SEMPLIFICA IL NOSTRO CIBO A QUEL PIATTO DI SEMPLICI CEREALI/SEMI/ SEMI OLEOSI/FOGLIE/FRUTTI/RADICI CHE LA TERRA DOVE VIVIAMO E DELLA QUALE CI PRENDIAMO CURA CI OFFRE NON OFFENDENDO IL RESTO DEL MONDO GETTANDO IL PANE AI PORCI AL FUOCO ECC...


  • 14/04/2010 - Stefano

  • hai perfettamente ragione...ma tanto si sa..è sempre così..c'è sempre qualcuno che se ne approfitta per guadagnarci il più possibile..bio o no che sia...fregandosene degli altri...l'uomo è solo avido di soldi...e lo sarà sempre purtroppo..bye

  • 13/04/2010 - Marco

  • Che sia bio, mi fa adirare ancora di più. Occorre etica e trasparenza.
    Infatti ho cominciato a comprare direttamente dal produttore e smetto di comprare nei supermercati.


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