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EDITORIALE di Mimmo Tringale
A chi ci governa non piacciono i libri
Senza nessun preavviso e confronto con le parti interessate, il 30 marzo, Scajola, ministro dello sviluppo economico, e Tremonti, ministro dell'economia, hanno firmato congiuntamente un decreto che sospende la tariffa editoriale agevolata per gli editori, causando di fatto un aumento spropositato dei costi di spedizione di libri e riviste. Per effetto del decreto, dal 31 marzo 2010 le spese di spedizione per un libro, da 1 grammo fino a 2 chili di peso, salgono da 3,22 a ben 7 euro, che diventano 8,87 nel caso del contrassegno.
Si tratta, come appare evidente a ogni persona di buon senso, di un provvedimento destinato a creare grandi difficoltà alle piccole case editrici come la nostra, che sopravvivono senza un euro di incentivi statali o regionali e che anche in tempo di crisi hanno continuato a diffondere cultura, sapere ed esperienze per uno stile di vita ecosostenibile in assenza di una seria legge a sostegno della loro attività, come avviene invece in altri paesi.
Un provvedimento ancora più grave in un contesto come quello italiano, che continua ad essere uno dei paesi europei dove si legge meno e dove la maggioranza delle librerie sono oramai in mano a poche catene, che danno
Colpire le piccole case editrici che fanno vendita per corrispondenza vuol dire penalizzare quei pochi lettori che pur di non arrendersi al conformismo del panorama editoriale dei bookstore si rivolgono direttamente agli editori sostenendo anche le spese di spedizione e i tempi di attesa di un servizio postale, unico in Europa per disguidi e tempi di consegna.
C'è un altro aspetto assai grave di questa faccenda: l'editoria non è un comparto economico come tanti altri. Ha a che fare con due ingredienti essenziali per la vita democratica di un paese: la cultura e la libertà d'espressione, entrambe garantite solo quando i soggetti in gioco sono una molteplicità e non pochi prescelti. Penalizzare chi pubblica i libri e chi li legge, puzza molto di bruciato...
E se a qualcuno potrà sembrare eccessivo il riferimento a Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, nessuno potrà negare che un provvedimento del genere è segno evidente che a chi ci governa non piacciono i libri.