Le rinnovabili chiedono certezza alla politica. Il manifesto sottoscritto da Agroenergia, Aiel, Aper, Consorzio Italiano Bio-Gas, Fiper e Kyoto Club mette in riga tutte le lacune che rischiano di compromettere il futuro delle energie pulite in Italia.
Dal 1° gennaio 2011 non si sa quanto varrà la tariffa onnicomprensiva. L'utilizzo dell'energia termica non è adeguatamente incentivato e mancano i criteri di tracciabilità per l'olio vegetale puro. Questi sono solo alcuni dei motivi che frenano lo sviluppo delle agroenergie. C'è bisogno di chiarezza perchè cresca un settore che, al momento, si limita a promettere bene. Vediamo punto per punto quali sono le lacune da colmare
* C’è bisogno di certezza e stabilità sulle tariffe incentivanti: mancano informazioni sulla definizione delle tariffa onnicomprensiva dopo il 1º gennaio 2011.
Malgrado dal 15 agosto 2009 il Gse (Gestore servizi energetici) abbia iniziato a pagare la tariffa onnicomprensiva 0,28 euro/kWh per gli impianti di potenza inferiore a 1 MW, ancora oggi non vi sono garanzie formali da parte del Ministero dello sviluppo economico sull’entità di questo importo nei 15 anni previsti,almeno per gli impianti entrati in esercizio commerciale entro il 31 dicembre 2010. Biomasse: incentivi per l’energia termica
* I certificati bianchi per la valorizzazione dell’energia termica da biomassa dovrebbero prevedere tariffe più vantaggiose e procedure più semplici. Malgrado l’energia termica rappresenti ancora nel settore delle biomasse la forma energetica più efficiente e conveniente, non è stato ancora previsto un adeguato sistema di sostengo al pari di quella elettrica.
* Si attendono da anni le linee guida sulle norme autorizzative per gli impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile.
* I tempi dell’Enel per la connessione alla rete sono "biblici";
* Sono attesi i criteri di tracciabilità dell’olio vegetale puro a scopo energetico;
* È assurdo sottoporre ad accisa l’energia termica proveniente dagli impianti a cogenerazione. Così si penalizzano i produttori più efficienti;
* La dispensa dal deposito fiscale per l’olio vegetale puro a scopo energetico è limitata a depositi che non superino i 50 quintali. (quantità decisamente insufficiente);
* Il cippato è sottoposto a un’aliquota Iva del 20%, la legna da ardere del 10%;
* La detrazione fiscale del 55% per sostituire la caldaia con una a biomassa è vincolata alla sostituzione degli infissi dell’abitazione. In questo modo si scoraggia il passaggio dai combustibili fossili a quelli rinnovabili;
* Le ceneri della combustione della legna da ardere sono considerati rifiuti speciali e devono essere smaltiti in discarica;
* Il digestato va considerato un fertilizzante e non un rifiuto speciale;
* Vanno fugati i dubbi sulla natura dei sottoprodotti agricoli destinati alla valorizzazione energetica nei digestori anaerobici;
* Per lo sviluppo del settore del biometano sono necessari un regime di incentivi come quello per il biogas e norme per la sua produzione, standardizzazione e distribuzione;
* Sblocco schede 21-22 per il riconoscimento dei certificati bianchi alle centrali di teleriscaldamento a biomassa;
* Definizione schede di calcolo del risparmio per il calore prodotto dagli impianti di biogas.
I firmatari del manifesto: Agroenergia, Aiel, Aper, Consorzio Italiano Bio-Gas, Fiper, Kyoto Club.