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Morbo di Crohn e medicine non convenzionali
08/05/2010 - Admin
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Salve, sono una ragazza di 27 anni, leggo da circa 2 anni la vostra rivista che trovo molto interessante e seria.
Scrivo perché vorrei un consiglio, magari da un medico esperto in MNC, circa patologie croniche, morbo di Crohn in particolare.
Sono affetta da questa malattia da circa 4 anni. Inizialmente ho seguito le terapie classiche convenzionali, con risultati non brillanti e pesanti effetti collaterali. Da circa un anno mi sono affidata all’omeopatia, con risultati anche qui incostanti.
Ora mi chiedo se sto facendo la cosa giusta. Essendo anche studentessa di medicina, sono sottoposta ad una sorta di “terrorismo informativo” da parte di medici e professori universitari, che boicottano in ogni modo le MNC e l’omeopatia in particolare.
Avete testimonianza di esperienze simili? L’omeopatia è veramente efficace oppure “rischio troppo” (come mi dicono) affidandomi ad essa?
Vi ringrazio anticipatamente per la collaborazione,
cordiali saluti, Federica (Pescara)

Risponde la dott.ssa Simonetta Bernardini, presidente SIOMI


L'omeopatia può essere molto utile nelle malattie croniche in generale e nel Morbo di Crohn. In un approccio integrato alla Cura in cui gli strumenti della medicina convenzionale si alleano con l'omeopatia non può esserci nessun pericolo, proprio nessun rischio. All'omeopatia si chiede di modificare la capacità di reagire dell'organismo alla malattia stimolando, nei limiti del possibile, il potenziale di autoguarigione di ciascun individuo. Alla medicina convenzionale si chiede di schierare gli strumenti farmacologici utili a risolvere le crisi acute le quali, tuttavia, potranno diventare meno frequenti e meno gravi proprio grazie alla cura omeopatica di fondo. Con questo esempio ho illustrato i concetti portanti della  medicina integrata, che probabilmente il team di medici che l'ha in cura non conosce. Più spesso di quanto si pensi  la guerra fra medicine è frutto della mancata conoscenza delle opportunità di una gestione interdisciplinare dei pazienti.



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