Se la prima domanda che viene comunemente rivolta ad una neomamma riguarda la «produzione» di latte, la seconda è invariabilmente: «Dorme regolarmente?».
La paura di non avere abbastanza latte per nutrire il proprio bambino è un’invenzione piuttosto recente nella storia biologica dell’uomo, così come lo sono i problemi riguardanti il sonno dei neonati e dei bambini piccoli. Tali problemi, che a tutt’oggi riguardano solo i genitori del mondo industrializzato occidentale, si possono ricondurre a due origini fondamentali, peraltro strettamente legate fra loro: da una parte le nostre aspettative come genitori, non sempre realistiche, dall’altra i ritmi di vita frenetici che ci fanno sentire sopraffatti da stanchezza e mancanza di recupero quando per lungo tempo si deve far fronte a sonni interrotti.
Quando il comportamento del nostro bambino non corrisponde al modello corrente, ci sentiamo frustrati e a disagio, come se indirettamente venisse messa in dubbio la nostra capacità di essere genitori. D’altra parte, quando il bambino incontra difficoltà ad addormentarsi o tende a svegliarsi di frequente, le soluzioni proposte dai cosiddetti esperti sono molteplici, e tutte, salvo rare eccezioni, si basano sull’assunto che la condizione ideale e normale è che i bambini «imparino» a addormentarsi e a dormire da soli fin da piccolissimi, possibilmente tutta la notte e senza interruzioni.
E quando un bambino non si avvicina a questo modello è facile per i genitori credere che esista un qualche «problema» in lui o nel loro modo di fare i genitori. Se però andiamo a vedere gli studi più recenti, scopriamo che le cose non stanno esattamente così. Il professor James McKenna1 mette in evidenza come l’idea che i bambini debbano dormire da soli non trova conferma nella pratica e non vanta neppure riscontri scientifici. Quello che viene alla luce dalle ricerche è che i bambini con esperienza di sonno condiviso con i genitori sono più contenti e dotati di autostima, e meno bisognosi di attenzioni rispetto a quelli obbligati fin da piccoli a dormire da soli.
Qual è il sonno «normale»?
I neonati e i bambini amano dormire vicino alla mamma, come strategia di sopravvivenza; e per lo stesso motivo si svegliano spesso per poppare o solo per essere rassicurati dalla presenza dell’adulto. D’altra parte, l’essere umano quando nasce è ancora estremamente immaturo rispetto ad altri mammiferi, che nascono con un cervello già più o meno sviluppato (mentre nell’uomo questo non sarebbe possibile, a causa dell’alto volume cerebrale della nostra specie), questo fa sì che il bebè umano abbia bisogno di attenzione e contatto fisico molto più a lungo dei cuccioli di altre specie. Gli odori, i rumori e il contatto continuo con il corpo della madre fanno parte di un corredo di stimolazioni sensoriali che rappresentano le aspettative biologiche del neonato umano e che costituiscono una tappa del suo sviluppo neurologico.
Inoltre il latte umano rispetto a quello di altri mammiferi è di veloce digestione e a basso contenuto di calorie, il che indica come propria della nostra specie l’esigenza dei cuccioli di essere nutriti spesso con piccole quantità di cibo. È noto da tempo che il sonno degli adulti è fisiologicamente diverso da quello dei bambini, che passano più tempo nella fase di sonno leggero (o sonno REM) rispetto alle quattro fasi di sonno profondo (o non-REM). Si ritiene che queste fasi di sonno leggero siano indispensabili per la maturazione del cervello, che infatti risulta molto attivo durante il sonno REM, in quanto fornirebbero una sorta di «auto-stimolazione». Lo conferma il fatto che la percentuale di sonno leggero rispetto a quello profondo diminuisce con l’età (vedi tabella). Inoltre, durante la notte i bambini hanno un maggior numero di cicli di passaggio fra sonno REM e non-REM e, poiché è più facile svegliarsi durante il passaggio da una fase all’altra, questo può causare risvegli più frequenti La ricerca sembra quindi confermare quello che insegna l’esperienza: i bambini piccoli si svegliano spesso e desiderano la vicinanza della mamma, per essere nutriti e coccolati di notte come di giorno. È importante essere consapevoli di questo comportamento per trovare le soluzioni più adeguate per convivere con le esigenze del bambino.
Per esempio è molto diffusa la credenza che sia pericoloso dormire con i propri bambini, specie se piccolissimi. Di fatto, i casi di soffocamento, di cui si ha notizia, riguardano episodi in cui l’adulto era sotto l’effetto dell’alcool o di farmaci. Anzi, secondo McKenna, il sonno condiviso rappresenta una prevenzione contro la SIDS (Sindrome di morte infantile), per la quale l’allattamento al seno è uno dei fattori che diminuisce il rischio. La stragrande maggioranza di morti in culla si verificano quando i bambini dormono da soli, e il Giappone (in cui è comune per i bambini dormire con i genitori) è il paese industrializzato dove si registra il minor numero di morti per SIDS.
Una volta compreso che è fisiologico per un bambino piccolo svegliarsi durante la notte e chiedere attenzione, quali sono gli espedienti per rendere la situazione più sopportabile per tutti?
Consigli pratici per un sonno tranquilllo
Poiché di solito i bambini piccoli si sentono al sicuro in prossimità degli adulti, quando possono sentire l’odore e i rumori dei propri genitori si troveranno meglio. La maggior parte dei bimbi del mondo dorme insieme ai genitori, da noi questa pratica non è sempre gradita, ma si possono trovare alternative valide: per alcuni bambini andrà benissimo dormire nella culla o nel lettino; per altri, che cercano il contatto dell’adulto, si dovrà approntare un letto abbastanza grande (magari circondato da cuscini) in cui la mamma o il papà si sposteranno in caso di bisogno.
Molti hanno trovato ottima, l’idea di avvicinare un letto singolo a quello matrimoniale (con il lato opposto attaccato alla parete o munito di una spondina sull’altro lato). Si tratta di un espediente utile anche per le poppate notturne: se saranno i genitori a spostarsi dopo la poppata e non il bambino, ci sono maggiori probabilità che il piccolo continui a dormire. Inoltre avere il bambino vicino consente di allattarlo ai primi segnali di fame, prima che lui e voi siate completamente svegli.
Se invece preferite tenere il bambino in un’altra stanza, può essere utile usare un interfono per sentire i suoni del vostro piccolo. Svegliarsi la notte può far sentire molto stanchi, specialmente le mamme; per tanto è bene approfittare del sonno del piccolino per riposare. Molte faccende domestiche non sono essenziali e possono essere effettuate meno frequentemente quando in una casa arriva un bambino.
Altre strategie riguardano il farsi aiutare: quando la nonna si offre di portarvi fuori il piccolino, lasciate perdere il bucato e fatevi un pisolino, o ancora meglio dormite con il vostro bambino e chiedete alla nonna di pensare lei al bucato!
Tetta o tettarella?
Molti genitori si chiedono se è bene dare il succhiotto o il biberon al bambino per farlo addormentare. Anche in questo caso, non esistono risposte preconfezionate: se alcuni bambini si addormentano tranquillamente da soli o al suono della voce della mamma che canta per loro, per altri questo non basta. Forse che noi adulti passiamo dalla veglia al sonno tutti nella stessa maniera? È bene comunque ricordare che un uso prolungato di succhiotti o tettarelle può provocare malocclusione o altre deformazioni della bocca, così come le bevande zuccherate nel biberon possono essere causa di carie anche nei bimbi piccoli (mentre per il seno non vi sono controindicazioni).
Durante il primo anno di vita, i bambini crescono rapidamente sotto i nostri occhi, con dei progressi incredibili. Ci aspettiamo che con il passare dei mesi diminuisca il loro bisogno di poppare o di essere tenuti in braccio, o di svegliarsi durante la notte, cosa che naturalmente accade ma non sempre in maniera conforme alle nostre aspettative (o a quelle del pediatra!). È senz’altro vero che crescendo i bambini finiranno per avere meno bisogno delle nostre attenzioni notturne, ma non esiste un’età prestabilita in cui questo dovrebbe accadere: forse che tutti i bambini iniziano alla stessa età a sorridere, o a parlare?
Concludendo, è bene ricordare che fare il genitore è un lavoro full-time, 24 ore su 24, che non cessa neanche quando si va a letto. Di solito però è possibile trovare soluzioni che siano rispettose dei bisogni di ognuno, adottando strategie che consentono ai genitori di convivere con i risvegli notturni dei bambini senza esaurirsi. Spesso basta mettersi in ascolto di noi stessi e di quello che i nostri figli ci comunicano con i loro segnali.
BOX: 10 consigli pratici per un sonno tranquillo
- Troppo caldo
Attenzione a coprire troppo i bambini all’ora di andare a letto, l’eccessivo caldo può disturbare il sonno. Anche in questo caso tenere i bambini vicini si rivela utile perché ci si accorge subito se hanno caldo o freddo e si può rimediare.
- Scatti di crescita
Per i piccolini, nei primi mesi di vita è normale che si verifichino degli «scatti di crescita»: vi sono giorni in cui aumentano le esigenze alimentari e i bambini chiedono di essere allattati più spesso, di giorno e di notte.
- I denti
Per alcuni bambini la dentizione rappresenta un momento di grande fastidio, che si manifesta con più evidenza durante la notte. In questo caso le medicine non convenzionali possono essere di valido aiuto.
- Infezioni
Raffreddori, otiti e infezioni alle vie urinarie possono rendere i bambini nervosi e disturbare il loro sonno. Anche in questo caso il latte materno costituisce un efficace calmante, mentre gli anticorpi aiutano a combattere le infezioni.
- Allergie
Risvegli notturni frequenti e agitati possono essere sintomo di un’allergia a qualche cibo ingerito dalla mamma (se il bambino è allattato in modo integrale) o dal bambino stesso. Se avete qualche dubbio, è utile ricercare altri sintomi (eruzioni cutanee, disturbi intestinali, nasino chiuso frequentemente…) e tentare una dieta a eliminazione per scoprire l’alimento che provoca l’allergia. Anche i detersivi usati per il bucato, indumenti sintetici, moquette o tappeti, materassi e coperte di lana, possono essere causa di allergie.
- Cibi solidi
Di solito ci si aspetta che quando il bambino inizia a integrare le poppate con cibi solidi dorma di più perché si riempie di più. In realtà, per alcuni bambini non è così, altri addirittura dormono meno. Influenza negativa sul sonno possono avere eccessive quantità di cibo proteico, specialmente proteine animali, o pappe troppo «ricche», in cui vengono mescolati vari tipi di alimenti allo scopo di creare un piatto unico «completo» (esempio: verdure, cereali, carne, parmigiano, olio d’oliva).
- Alimentazione squilibrata
Per i bambini più grandicelli, esagerare con dolciumi, bevande industriali dolcificate, prodotti da forno confezionati, grassi di scarsa qualità o proteine animali potrebbe avere l’effetto di renderli più agitati (anche in virtù delle ripercussioni sul corretto funzionamento dell’intestino) e quindi influire sull’umore e sul riposo.
- Stile di vita
Gli stimoli a cui vengono sottoposti i bambini di oggi sono molto intensi e maggiori rispetto al passato, e questo si ripercuote anche sulle ore di sonno. Ma è bene essere consapevoli che le notti saranno più silenziose e riposanti per tutta la famiglia se i bambini avranno giornate ben scandite da ritmi che si ripetono nel tempo. È oramai appurato che i bambini che giocano molto fuori poi la sera si addormentano prima. La televisione sempre accesa in casa può costituire uno stress continuo dagli effetti indesiderabili anche per i più piccoli, favorendo un accumulo di tensione, così come i giochi elaborati e quelli elettronici. Non sentitevi in colpa però se avete dei ritmi di vita frenetici e poco regolari, sicuramente i vostri figli si adatteranno ma probabilmente non soddisferanno le vostre aspettative in termini di sonno (anche se è sempre possibile il contrario!).
A sera, dopo una lunga giornata trascorsa con altre persone perché mamma e papà sono al lavoro, è normale che i bambini non vogliano andare a nanna ma recuperare il tempo perso in compagnia dei genitori. In questo caso, è utile ricordare che per i vostri bambini siete le persone più preziose al mondo, se potete sarebbe bello per tutti dedicare un po’ di tempo solamente a loro per soddisfare questo bisogno di attenzione prima di accompagnarli verso il riposo notturno.
- L’importanza dei rituali
I bambini, sia piccolini che più grandi, adorano i rituali. Inventare insieme un rito per la nanna può essere un bel modo di concludere le attività della giornata, anche per i genitori. I più piccoli spesso amano il bagnetto serale; con i grandicelli si possono mettere a nanna i giocattoli, ci si lava i denti tutti insieme, la mamma (o il papà) racconta una storia; si può accendere una candelina profumata, cantare una canzone (magari una ninna nanna) o recitare una preghiera o una filastrocca. Si può ripercorre insieme la giornata trascorsa, fare il gioco dello gnomo che arriva la sera a chiudere le bocche e gli occhi o inventare altri giochi ancora.
- Tranquillità
È importante apparire tranquilli quando si mettono i bambini a nanna. Evitate di esternare che non vedete l’ora che cadano addormentati! I genitori sono il punto di riferimento dei bambini, è giusto e necessario quindi che vi vedano centrati, calmi e sereni. L’essere umano è però imperfetto per definizione, non dimentichiamolo. Essere responsabili e sicuri di sé non significa non perdere mai le staffe o mostrarsi in ogni occasione rigidi e inflessibili; ma viceversa vuol dire anche accettare i propri limiti, sapersi mettere in discussione e, se necessario, cambiare strategia quando quella adottata non ci convince più.
Articolo tratto da Terra Nuova - Marzo 2004
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