Breathing India
Con Thich Nhat Hanh sulle orme del Buddha
a cura di Associazione Essere Pace
Terra Nuova Edizioni
cod. EA059 - pp. 128 - € 18.00
(prezzo per gli abbonati € 16.20)
Nel corso della sua visita in India, Thich Nhat Hanh ha offerto un denso programma di ritiri, giornate di consapevolezza, meditazioni camminate e conferenze, rivolgendosi di volta in volta ad insegnanti, operatori socialia, lavoratori, leader, religiosi, uomini e donne d'affari, medici e operatori sanitari.
Nella sede del Parlamento, alla presenza del Presidente del Congresso e di numerosi rappresentanti politici, ha tenuto una conferenza sul “Governare con coraggio e compassione”.
Ha avuto inoltre incontri con rappresentanti di alcuni dei maggiori organi d'informazione, e colloqui privati con personalità di primo piano della vita pubblica indiana, quali Sonia Gandhi e Rahul Gandhi.
E' sulle ferite aperte nelle coscienze che Thich Nhat Hanh, in questo viaggio raccontato con suggestive fotografie, ha inteso versare la sua parola risanatrice, della sua straordinaria capacità di mostrare, con il proprio esempio vivente, una via di guarigione e di trasformazione. Tornando ad innaffiare in tal modo, con semplicità e concretezza, le radici più autentiche e profonde dell'antica spiritualità indiana.
Fanno da corollario alle tantissime fotografie, interessanti didascalie e la versione integrale di un discorso tenuto da Thich Nhat Hanh durante il viaggio dal titolo "Comprendere la nostra mente".
Dall'introduzione del libro “Riportare il Buddha Dharma alla sua casa natale”. La storica visita di Thich Nhat Hanh in India di Shantum Seth.
Quando Thich Nhat Hanh fu salito sull’auto per lasciare la Ojai Foundation in California, dopo un ritiro per artisti durato dieci giorni, per accomiatarmi chinai il capo con gratitudine e, unendo i palmi delle mani nella forma del fiore di loto, lo salutai: Namaste. Egli protese le sue mani dal finestrino e stringendo le mie mi sussurrò: “Aiuta a riportare il Buddha Dharma in India”. Quelle parole, dopo la sua partenza, rimasero a lungo dentro di me, e alcuni mesi dopo ero su un aereo per fare ritorno in India, il paese dove sono cresciuto e dove viveva la mia famiglia. Era il 1987.
Ventidue anni più tardi, Thich Nhat Hanh (o Thay, cioè maestro, come lo chiamano i suoi studenti) acconsentiva a visitare l’India per la terza volta. La prima, nel 1988, si era trattato di un pellegrinaggio nei luoghi del Buddha, ed egli mi incoraggiò a continuare questo tipo di conduzione, come pratica per me e come dono offerto ad altri.
La seconda volta fu nel 1997, in occasione della quale Thay, oltre a visitare i luoghi santi, offrì insegnamenti a Delhi, Kalkata (Calcutta) e Chennai (Madras). Fu in quel periodo che cominciammo a pubblicare in India alcuni suoi libri e a tradurli in hindi. Inoltre, come egli ci incoraggiò a fare, fondammo un sangha di pratica.
Questa sarebbe stata la terza volta. Era giunto il momento di tornare a innaffiare i semi dormienti del Buddha Dharma, il momento di toccare il cuore di milioni di persone con la sua presenza e le sue parole.
Quando ci fu detto che Thay sarebbe presto venuto in India - solo qualche mese prima del suo arrivo con trenta monaci al seguito - mia moglie, Gitanj ali, Poonam, un amico del sangha, e io ci sedemmo e cominciammo a ragionare insieme ponendoci queste domande: “In che modo possiamo contribuire a cambiare la coscienza dell’India? Che aiuto possiamo dare per riportare il Dharma nella terra in cui è nato?”. Quindi invitammo il sangha allargato a elaborare una strategia e a sviluppare un progetto. Non eravamo un gruppo numeroso, non più di dieci, ma ognuno era pieno di entusiasmo e voglia di fare. Eravamo anche consapevoli di non disporre dei fondi sufficienti e che avremmo dovuto trovare un qualche modo per raccoglierli. Una cosa ci era chiara: che non eravamo interessati al Buddhismo con la B maiuscola, ma al Dharma, agli insegnamenti e alla pratica per aiutare a superare la sofferenza e portare gioia, libertà e risveglio a noi indiani come individui, come famiglie e come società. Ciò non significa che avessimo un obiettivo, tuttavia confidavo che Thay sarebbe stato capace di compiere una qualche magia.
In India, la patria del Buddha e la culla del Buddhismo, il Buddha Dharma venne sistematicamente spazzato via fino a scomparire definitivamente alla fine del XIII secolo. Le condizioni sono oggi mature per una rinascita del Buddha Dharma nel nostro Paese: innanzitutto fra gli intellettuali delle classi medie, fra i Dalit (gli ex “intoccabili”) e fra i poveri delle caste inferiori, che si stanno rivolgendo al Buddhismo, ma non hanno praticamente alcuna opportunità di ricevere insegnamenti e di praticare. E a partire da questa visione strategica che la Fondazione Ahimsa - promotrice della visita di Thay e organizzatrice dell’intero programma - e il sangha indiano hanno sentito con certezza che gli insegnamenti di Thay avrebbero potuto raggiungere sia i potenti che i diseredati, e tutte le classi della società. Nel corso dei secoli il Buddhismo si è sviluppato attraverso l’India e l’Asia meridionale e quel retaggio dei nostri antenati è ancora vivo in tutti noi in questa parte del mondo.
Abbiamo deciso di concentrarci su quei segmenti della società che fanno opinione - insegnanti, operatori dei media, esponenti del mondo imprenditoriale, uomini politici, medici, avvocati - e ovviamente (poiché siamo un paese democratico) sulle masse popolari, specialmente i Dalit e le caste inferiori che hanno abbracciato il Buddhismo. Abbiamo preso contatto con differenti organizzazioni e persone ben radicate nelle rispettive realtà e ambiti d’intervento.
Thich Nhat Hanh è stato in India dal 24 settembre al 30 ottobre 2008. Durante i trentotto giorni della sua permanenza, ha visitato numerose località: Delhi - capitale dello Stato, dove il 2 ottobre, festa nazionale in memoria della nascita del Mahatma Gandhi, ha guidato una marcia per la pace - ; Dehra Dun, il più importante centro di studi educativi, dove ha tenuto un ritiro di quattro giorni per oltre 550 educatori, presidi e insegnanti anziani di istituti pubblici e privati di tutta l’India; Nagpur, il centro della rinascita del Buddhismo fra i Dalit; Sankasia, dove numerosissimi appartenenti ai ceti più poveri del Paese stanno tornando alle loro radici buddhiste.
E poi le tradizionali mete di pellegrinaggio, i luoghi dove visse il Buddha: Bodh Gaya, il “seggio dell’illuminazione”; Sarnath, dove il Buddha tenne il primo discorso al Parco dei cervi; Varanasi, la città sacra agli Indù sulle rive del Gange, da dove giunsero i primi discepoli laici; Rajgir, la capitale del regno Magadha al tempo del Buddha, celebre per il boschetto di bambù e lo splendido Picco dell’Avvoltoio; infine Nalanda, sede della famosa Università buddhista dal V al XII secolo. Ad accompagnare Thay vi erano trenta dei suoi monaci e monache, ognuno come un petalo di un loto. A mano a mano che il programma si svolgeva, in molti si aggiungevano, e al pellegrinaggio “Sulle orme del Buddha” viaggiavano con noi trecento persone provenienti da tutte le parti del mondo. Quando il sangha si muoveva, era come un laghetto di loti, che si spostava con gentilezza e consapevolezza nel paesaggio indiano - urbano e rurale.
Nel corso del viaggio, Thich Nhat Hanh ha ricevuto dai media un’attenzione senza precedenti e una costante copertura a livello nazionale, sia sulla stampa che attraverso i canali radiofonici e televisivi. Ciò ha favorito uno straordinario impatto di visibilità e una diffusa consapevolezza circa la sua presenza nel Paese. Se prima del viaggio solo in pochi in India conoscevano Thich Nhat Hanh, alla fine erano milioni quelli che avevano sentito parlare di lui. Il sangha indiano, sebbene piccolo, si è assunto l’enorme impresa di mettere insieme tutto questo ed è riuscito a realizzare questa splendida opportunità. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza l’aiuto del sangha e dei semi piantati dai nostri antenati, che appena innaffiati hanno generato buoni frutti.
Thich Nhat Hanh
Maestro zen, poeta e costruttore di pace, Thich Nhat Hanh è oggi una delle figure più rappresentative del Buddhismo nel mondo. Nato in Vietnam nel 1926, è monaco dall'età di sedici anni. Per il suo straordinario impegno volto ad alleviare le sofferenze provocate dalla guerra nel suo Paese testimonia la possibilità per ognuno di "essere pace".
Da oltre quarant'anni vive esule in Francia, dove nel 1982 ha fondato il Plum Village, una comunità di monaci e laici nella quale insegna "l'arte del vivere in presenza mentale". Ai suoi ritiri partecipano ogni anno migliaia di persone, provenienti da ogni parte del mondo.
I suoi numerosi libri sono tradotti in molte lingue. Terra Nuova Edizioni ha pubblicato inoltre "Quando bevi il tè stai bevendo nuvole" e "L'arma del vero amore", l'appassionata autobiografia di Sister Chan Khong, una delle più attive collaboratrici di Thich Nhat Hanh, dagli anni della guerra in Vietnam fino alla fondazione di Plum Village.