Lo afferma Greenpeace, spiegando che secondo i documenti resi noti dall'associazione francese 'Sortir du nucleaire', "alcune modalità operative del reattore Epr potrebbero causare un'esplosione del reattore a causa di un possibile incidente conseguente all'espulsione di gruppi di barre di controllo", le barre utilizzate per controllare la reazione a catena nel reattore. Greenpeace ricorda che la caratteristica progettuale - vale a dire adattare la potenza del reattore alla richiesta istantanea sulla rete - "E' legata a ragioni economiche". Infatti, sostengono gli ambientalisti, se i costi di progetto dell'elettricità di un Epr sono di circa 40 euro al megaWattora e, con il lievitare dei costi a 5 miliardi per reattore, salgono a 55, i prezzi dell'elettricità di base in Francia sono di circa 30-35 euro al megaWattora". Per cui "l'unico modo per rendere economico un reattore nucleare in queste condizioni sarebbe quello di consentire una potenza variabile e dunque poter produrre elettricità per i picchi quando questa costa oltre il doppio dell'elettricit. di base". Le società francesi Edf e Areva, continua Greenpeace, "hanno cercato di trovare una soluzione ai rischi emersi per certe modalità di funzionamento, ma senza riuscirci e senza coinvolgere in alcun modo l'Autorità di sicurezza nucleare (Asn), che S rimasta all'oscuro di tutto". L'organizzazione ambientalista sostiene che secondo i calcoli di Edf e Areva, il sistema di comando delle barre di controllo e la loro disposizione "potrebbero provocare un incidente" con l'espulsione delle barre di controllo in fase di bassa potenza, con perdita di liquido di raffreddamento e rilascio di vapore altamente radioattivo nel sistema di confinamento del reattore. Insomma, "emerge dunque un rischio di esplosione e la possibilità che il reattore non vada in arresto automatico", denuncia Greenpeace. La possibile rottura degli elementi di combustibile, conclude, "può portare a un elevato rischio di 'escursione di criticita portando il reattore fuori controllo".
Fonte: Dire