Uno studio della Centrale del Consumatore di Amburgo lo scorso dicembre ha smascherato molti prodotti cosmetici pseudo-ecologici. Il test, effettuato su 18 prodotti con velleità eco-bio, ha messo in luce la presenza di svariati elementi di sintesi di origine petrolchimica, insieme a poche tracce di componenti di origine naturale contengano. Il richiamo all'aloe vera o all'estratto di melagrana bio in questo senso sono soltanto degli specchietti per le allodole, smentiti nei codici Inci, obbligatori sulle confezioni, ma spesso di difficile lettura da parte dei consumatori.
L'aggiunta di minime quantità di prodotti naturali non cambia il giudizio severo verso sostanze di sintesi, sospette o addirittura pericolose, seppur consentite in minime quantità dalla legislazione europea.
Tra i prodotti sotto giudizio le principali multinazionali della cosmetica come Biomaris, Biotherm, Procter & Gamble, Schwarzkopf & Henkel, The Body Shop, Unilever und Yves Roche.
L'ecocosmesi, quella autentica, rappresenta il settore in più rapida crescita all'interno della variegata branca della cosmesi. Un giro di affari notevole per le principali marche del settore in Germania. Ad esempio Weleda, un marchio su cui non pende alcun giudizio negativo, ha registrato nel 2009 una crescita attorno al 10%. Logona e Dr Hautschka hanno avuto risultati altrettanto significativi.
I principali marchi della cosmesi si sono rapidamente accostati al settore bio-naturale fiutando l'affare, con trend previsti in crescita anche per gli anni a venire. Purtroppo i consumatori non sono ancora in grado di distinguere tra veri e falsi prodotti ecologici. Il proliferare di marchi come Ecocert, Neuform, Demeter per certi versi creerebbe ancor più diffusione negli acquirenti.