Presentato nel documentario «Home» di Yann Arthus-Bertrand come un esempio di eccellenza per i suoi tetti fotovoltaici, il quartiere Vauban di Friburgo è diventato anche luogo di sperimentazione e applicazione per nuove forme di mobilità e alternative di vita comune, che ne fanno nel complesso n modello di sostenibilità da cui trarre ispirazione, motivazione, e la consapevolezza che una città diversa è possibile.
In effetti in questo senso Vauban ha molto da offrire: abitazioni plurifamiliari con pannelli solari e teleriscaldamento; condomini autogestiti per garantire abitazioni di qualità anche a persone a basso reddito; parcheggio vietato alle automobili per trasformare le strade in spazi gioco per i bambini e luoghi di interazione per gli abitanti; asilo, scuola, piccoli negozi e un mercato contadino; spazi ricreativi e culturali... e un gran numero di posti di lavoro a distanza pedonale o ciclabile.
Mobilità senz’auto
Il quartiere si erge su un’area di circa 38 ettari che fu caserma militare, nata durante il periodo nazista e utilizzata dall’esercito francese a partire dal ’45 fino alla caduta del muro. Nel 1992 la caserma fu restituita alla città, ed a partire da quella data le forze in gioco l’hanno portata a uno straordinario piano di riqualificazione: sono state costruite in 10 anni più di 2000 unità abitative destinate ad accogliere gli attuali circa 5500 residenti. Più della metà di loro, venendo ad abitarci, ha venduto la propria auto.
«Il rapporto fra giardini pubblici e parcheggi è il migliore singolo indicatore della vivibilità di una città ed è un indizio per capire quanto sia stata progettata per le persone e quanto invece per le automobili» afferma l’ambientalista americano Lester R. Brown nel suo recente Piano B 3.0. Friburgo è in effetti una città a vocazione ciclabile già da diversi anni: il 28% degli spostamenti vengono effettuati in bici, per un totale di circa 211.000 tragitti ogni giorno. Una media molto alta: considerando che la città conta circa 200.000 abitanti, ogni cittadino usa la bici in media almeno una volta al giorno...
Sempre nell'articolo:
>> Un solo garage a famiglia e auto private ammesse per le strade solo per il carico e lo scarico
>> Il 70% delle famiglie non possiede un'automobile
>> Un car-sharing più che efficiente
>> Giardini privati senza recinzioni
>> I cittadini: protagonisti della trasformazione del quartiere
>> Un quartiere di giovani
La versione completa dell'articlo "Quartiere Vauban: una città diversa è possibile" di Oliver Haag è disponibile nel numero di Febbraio 2010 di Terra Nuova.
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