Le nanoparticelle si trovano ormai in decine e decine di prodotti, dal cibo ai tessuti fino ai cosmetici e ai telai delle biciclette. Chi mangia una barretta di cioccolato potrebbe ingerirle, chi indossa calzini potrebbe inalarle, chi si spalma una crema sul corpo o sul viso potrebbe assorbirle. Ma che conseguenze hanno sulla nostra salute? Possono forse essere considerate innocue? «Assolutamente no» è la risposta dell’associazione Friend of the Hearth (FoE). «Studi preliminari indicano gravi rischi, si dovrebbero fare seri controlli prima di usare le nanoparticelle, soprattutto nei cibi» spiega Ian Illuminato, responsabile delle campagne per la salute e l’ambiente di FoE1.
Già nel 2005 uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology dimostrava come le nanoparticelle di zinco fossero tossiche per le cellule umane dei polmoni anche a basse concentrazioni. Altri studi hanno dimostrato che le nanoparticelle di argento uccidono le cellule del fegato e del cervello nei ratti. «Queste particelle così infinitesime sono più reattive e bioattive» dice Illuminato «e possono penetrare facilmente negli organi e nelle cellule. I consumatori dovrebbero almeno essere avvertiti dall’etichetta sulla presenza di queste sostanze. Inoltre la loro presenza nei prodotti alimentari è probabilmente sottostimata. Il Woodrow Wilson International Center for Scholars (un gruppo creato dal Congresso Americano nel 1968, nda) ha compilato una lista di ben 600 prodotti contenenti anoparticelle», dai cibi, appunto, alle creme e ai trucchi, oltre a batterie, detersivi, macchine fotografiche, computer, tv, giocattoli e pentole. Particelle nanometriche possono inoltre essere presenti nelle otturazioni e nelle protesi dentarie, così come nei farmaci...
Sempre nell'articolo:
>> Cosa dice la ricerca
>> Come le nanoparticelle penetrano nell’organismo umano
>> I nanotubi di carbonio
>> Il principio di precauzione
>> Box COSA FARE?
Non esiste l’obbligo di riportare in etichetta su alcun prodotto la presenza di nanoparticelle, quindi i consumatori sono estremamente esposti ai rischi che tali sostanze comportano. Qualcosa si può comunque fare...
La versione completa dell'articolo "Nanoparticelle: il rischio nascosto" di Claudia Benatti è disponibile nel numero di Febbraio 2010 di Terra Nuova.
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