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Pitture e vernici più ecologiche?
15/01/2010 - gab
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È entrata in vigore la nuova normativa che fissa i nuovi limiti massimi di emissioni per vernici e pitture. Un giro di vite sui VOC, con qualche ombra inquietante...

Il terpene d'arancio fa forse parte dei clorofuorocarburi? Un olio essenziale pericoloso quanto la diossina?
Sono alcune questioni irrisolte che ci consegna la nuova normativa Ecopaint, che dal 1 gennaio 2010 entra in vigore in modo definitivo, con nuovi limiti per i composti organici volatili (VOC) in vernici e pitture murali. In particolare per quest'ultime la nuova soglia di tolleranza è fissata a 30 grammi per litro.

La riduzione dei VOC, o COV che dir si voglia, pone una riduzione delle emissioni sicuramente utile, atta a contrastare non solo gli effetti nocivi sulla troposfera ma quelli sulla salute umana, dovuta all'inquinamento indoor o sindrome dell'edificio malato. In effetti l'esposizione ai VOC contenuti nelle pitture convenzionali, secondo l'Agenzia la Protezione ambientale statunitense può causare a distanza di anni attacchi d'asma, irritazione agli occhi e alle mucose, nausea e spossatezza. L'esposizione prolungata può causare patalogie gravi come tumori.

Il problema è che la legge continua ad equiparare, secondo alcuni in modo un po' grossolano e fazioso, i solventi petrolchimici a sostanze come olio di agrumi, oli essenziali, aceto di vino o alcool. 

Il Decreto Legislativo 27 marzo 2006 n.161, in attuazione della direttiva europea 2004/42/CE, fissa precisi limiti di presenza di C.O.V. in varie categorie di prodotti di consumo.

Nell'articolo 1 del decreto legge viene riportato che il fine della norma è quello di ridurre le emissioni dannose alla fascia di ozono troposferico. Obiettivo condivisibile, ma che dà luogo ad alcune contraddizioni, sottolineate a suo tempo da CHIMICA VERDE:

1) Le riduzioni delle concentrazioni di COV, in funzione delle varie tipologie di Prodotti Vernicianti non sono sostanziali e sembra più facile cambiare la tipologia di prodotto piuttosto che la formulazione stessa

2) Le indicazioni limite per i prodotti vernicianti a base acqua (acrilici), sono oltremodo elevate, permettendo concentrazioni di solvente fino al 15%

3) Mancanza assoluta di valori che discriminino i solventi dannosi da quelli non dannosi alla fascia di ozono e all'uomo.

Dovrebbe essere considerati almeno due fattori per raggiungere una sensibile degli effetti dannosi sulla fascia di ozono:

- la vita media di COV in atmosfera, rilevabile dal tempo di dimezzamento
- l'effettiva reattività dei COV con l'ozono troposferico.

Ad esempio il d-limonene ha un tempo di dimezzamento di circa 36 minuti, l'alfa-pinene di 16 secondi, l'acetone 60 giorni, il toluene 1,9 anni, i cloro-fluoro carburi (CFC) da 5 a 4500 anni

Sarebbe dunque il caso di privilegiare il limonene e altri COV a breve persistenza (terpeni, pinene). In questo modo si porterebbe a zero le emissioni dannose senza necessariamente ridurre le quantità di solvente nelle formulazioni.

Come Cov sono catalogate tutte le sostanze che bollono al di sotto dei 250 gradi e che evaporando non restano nel supporto. Il fatto, come sottolinea Roberto Mosca della Spring Color,  è che si fa di tutt’erba un fascio e non si considera affatto la vita media in atmosfera. 

Così la trementina di gemma o il d-limonene, solventi naturali che scompaiono molto velocemente, sono trattati alla stregua del clorofluorocarburi che si dimezzano in 4.500 anni. 

Morale della favola: le pitture naturali potrebbero contenere tracce di Cov e quelle acriliche no. Ma per le vernici ecologiche si tratta sempre di sostanze alimentari come l’aceto, l’alcol o di oli essenziali. "Invece si possono fregiare delle diciture “esenti da Cov” vernici o pitture all’acqua formulate con resine petrolchimiche prodotte tramite polimerizzazione di monomeri cancerogeni, suscettibili di sviluppare diossina e altre sostanze pericolose in caso di incendio o di smaltimento in inceneritore". 





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