Lo rende noto lo stesso Codacons, precisando che il Consiglio di Stato "ha annullato una enorme elargizione di denaro pubblico fatta senza criteri e a danno delle altre associazioni". Il Codacons annuncia inoltre che presenterà ora un esposto alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti "contro i funzionari del ministero responsabili della spesa illegittima". Lo scorso anno, spiega l'associazione in una nota, "il Codacons presentò al ministero della Salute un importante progetto in materia di sanità pubblica e tutela dei cittadini, progetto che venne respinto dal dicastero senza alcuna motivazione, mentre 1 milione di euro venne stanziato dallo stesso ministero in favore di Cittadinanzattiva, per finanziare un progetto consistente in un confronto tra cittadini e responsabili delle aziende sanitarie". Da qui nasce un ricorso del Codacons, con cui si contestava in particolare "l'assoluta mancanza di criteri per l'elargizione di denaro pubblico, in contrasto con l'art. 12 della legge 241/90", ma pure il fatto che il finanziamento concesso a Cittadinanzattiva "andasse anche a vantaggio di una multinazionale del farmaco, in passato coinvolta in scandali di varia natura, compreso un processo penale a Taranto". Dopo la decisione favorevole del Tar del Lazio, afferma il Codacons, "arriva oggi la sentenza della VI Sez. del Consiglio di Stato (Pres. Giuseppe Barbagallo, Rel. Rosanna De Nictolis), che respinge l'appello del ministero della Salute e accoglie in pieno le tesi del Codacons". "Per effetto di tale sentenza, ora questi soldi dovranno essere restituiti al ministero della Salute - spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi -. Si tratta dell'ennesima iniziativa del Codacons in favore della correttezza e della trasparenza, e ci auguriamo che ora il ministero voglia esaminare tutti i progetti meritevoli, senza continuare a privilegiare una sola associazione la quale ha realizzato centinaia di progetti in collaborazione con multinazionali del farmaco". In ogni caso, il Codacons annuncia che si rivolgerà alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei Conti, "denunciando la spesa illegittima del ministero e chiedendo di indagare i funzionari coinvolti nella vicenda".