Ha fatto scalpore negli Stati Uniti il libro scritto da Russel Blaylock, neurochirurgo e oggi ricercatore a tempo pieno in tema di nutrizione, sui pericoli delle cosiddette eccitotossine, sostanze contenute nella maggior parte degli alimenti industriali di cui ormai la nostra dieta occidentale è ricca.
Le eccitotossine sono in genere aminoacidi che reagiscono con i recettori neurali in modo tale da provocare la distruzione di alcuni tipi di cellule cerebrali.
Un esempio di eccitotossina è il glutammato, la cui concentrazione nell’organismo, qualora superi una certa soglia, risulta tossica. Blaylock, nella presentazione del suo libro, afferma che introducendo glutammato attraverso l’alimentazione (quindi assumendo zucchero sintetico, glutammato monosodico, proteine vegetali idrolizzate ecc.), i livelli di questa sostanza nel sangue aumentano e vengono stimolati tutti i ricettori, dando luogo ad effetti fisici negativi dirompenti.
Le eccitotossine sono diventate dunque un vero e proprio problema, di cui alcuni effetti non sono ancora completamente noti, da quando l’alimentazione ha virato verso l’industrializzazione esasperata, con conseguente utilizzo massiccio di additivi. La primaria preoccupazione di Blaylock è l’effetto che queste sostanze hanno sullo sviluppo del cervello nel neonato e nel bambino e sullo sviluppo successivo, nell’adulto, delle malattie neurodegenerative quali la malattia di Parkinson, la demenza di Alzheimer, il morbo di Huntington e la sclerosi laterale amiotrofica...
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La versione completa dell'articolo "Eccitotossine: il rischio in cucina" di Claudia Benatti è disponibile nel numero di Dicembre 2009 di Terra Nuova e nella versione ebook.
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