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Acqua privatizzata: il decreto Ronchi è legge
19/11/2009 - C.B.
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19 novembre 2009: il decreto Ronchi, contenente le norme sulla privatizzazione dell'acqua, è legge. La Camera ha approvato la conversione con 302 voti a favore e 263 contrari.

Malgrado la fortissima pressione dell'opinione pubblica e gli appelli lanciati da più parti, si è andati avanti comunque. La liberalizzazione dell'acqua peserà sulle tasche dei cittadini con aumenti che - secondo le associazioni dei consumatori - saranno a due cifre, compresi tra il 30% e il 40%. "Si profila una vera e propria stangata - dice il Codacons -se consideriamo in 3 anni il tempo necessario perchè il nuovo sistema vada a regime, alla fine di questo processo si rischia un aumento medio del 30% delle tariffe dell'acqua. Se nel 2009 una famiglia media italiana spenderà 268 euro, considerando un consumo medio annuo di 200 metri cubi d'acqua, tra 3 anni quella stessa famiglia spenderà 348 euro all'anno". Secondo l'Adiconsum, "il privato non è garanzia di investimento; è invece certo che ci saranno tariffe più elevate". "Siamo pronti alla mobilitazione", dice il presidente della Confeuro, Rocco Tiso, e comunque "resta da sciogliere il nodo dell'organismo di controllo per stabilire le tariffe. Senza questo strumento la riforma è monca". E Arezzo è un esempio di come i privati faranno aumentare le tariffe. Nella città toscana l'acqua è privata dal 1999 e gli utenti, secondo Federconsumatori, pagano 400 euro l'anno. "Con la fiducia sulla conversione in legge del decreto si è di fatto scelta la privatizzazione nel servizio idrico: oltre il 50% delle aziende attualmente operanti cesserà, per legge, di esistere al 31 dicembre del 2011, salvo non venda almeno il 40% ad un privato. Ma privatizzare non necessariamente significa migliorare il servizio per l'utente". E' la posizione dell'Anea, l'associazione delle Autorità ed enti d'ambito territoriale ottimale (Ato) che rappresenta gli Enti regolatori del Servizio idrico integrato. "Il governo si è bevuto la fiducia dei cittadini. Blindando l'acqua nel decreto Ronchi, infatti, l'esecutivo ha dimostrato di essere preoccupato più di assecondare gli interessi dei gruppi industriali privati che di regolamentare un settore vitale per la società con la costituzione di una Autorità". Questa la posizione di Cittadinanzattiva espressa dal segretario generale Teresa Petrangolini, che aggiunge: "Sosterremo la raccolta firme per un referendum abrogativo". "Privatizzare acqua e ciclo dei rifiuti è un favore alla criminalità organizzata": lo afferma il segretario generale Fp-Cgil, Carlo Podda. "I rifiuti, l'altro grande servizio di pubblica utilità travolto da questa riforma, ma particolarmente sottovalutato in questi giorni, è divenuto, soprattutto nel Sud Italia, un grande business per le mafie". Alcune Regioni, tra cui la Puglia e le Marche, hanno già annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale. Intanto un referendum contro la legge viene proposto da tre sigle delle associazioni dei consumatori - Adusbef, Federconsumatori e Movimento Consumatori - che hanno avviato una raccolta delle firme con un comitato provvisorio.

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