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Acqua libera: la Puglia alla Corte Costituzionale
12/11/2009 - C.B.
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Il governatore della Regione Puglia si appellerà alla Corte Costituzionale contro la liberalizzazione dei servizi idrici.

BARI - L'Acquedotto pugliese, il più grande d'Europa con i suoi 25mila chilometri di rete, oggi è un'azienda risanata con i conti a posto, che investe e che assicura qualità del servizio a tariffe competitive. Lo ha sottolineato Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia (che controlla il 95% del gestore idrico), spiegando perché impugnerà davanti alla Corte Costituzionale l'articolo 15 del decreto legge sugli Obblighi comunitari che liberalizza i servizi pubblici locali, rivendicando alla Regione la competenza esclusiva sulla materia.

 «L'Acquedotto pugliese - ha detto Vendola - oggi è un gioiellino che fa gola ai privati. Tre anni fa, quando l'abbiamo preso in gestione, la società investiva 23 milioni l'anno, oggi ne investe 130 milioni l'anno; prima le tariffe aumentavano del 6,5% l'anno, con noi sono rimaste bloccate per tre anni; le perdite ammontavano al 35% della rete, oggi siamo scesi al 28% con un risparmio di 25 milioni di metri cubi d'acqua l'anno. Abbiamo internalizzato i depuratori, attività che i privati non avrebbero alcun interesse a fare nei centri minori, risparmiando 5 milioni di euro l'anno. Abbiamo risanato i conti, rinegoziando un prestito con Merrill Lynch e uscendo dalla palude della finanza derivata per cui se Gm fallisce, fallisce anche l'Acquedotto pugliese».

«La privatizzazione dell'acqua - ha concluso Vendola - è una bestemmia. Il decreto è un crimine contro l'umanità. L'acqua è un bene comune e non è assoggettabile alle regole del mercato. Noi vogliamo la ripubblicizzazione dell'acqua, come sta avvenendo in Francia e in molte altre parti del mondo, e ci impegneremo per trasformare l'Aqp da società per azioni a ente di diritto pubblico». L'iniziativa della Regione Puglia, che per ora resta isolata in Italia, ha ricevuto oggi l'appoggio del segretario generale della FP-Cgil, Carlo Podda: «Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per il 18 novembre uno sciopero di 24 ore degli operatori di igiene ambientale per protestare contro l'articolo 15 del decreto. La mia organizzazione metterà a disposizione le sue strutture territoriali in tutta Italia affinché anche altre Regioni seguano l'esempio della Puglia».


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