Il primo ministro Gordon Brown lancia un appello ai leader mondiali per il raggiungimento in tempi rapidi di un accordo sul clima, senza il quale si rischia una "catastrofe". Secondo Brown, i negoziatori (al lavoro in vista del summit di Copenaghen) hanno 50 giorni di tempo per superare l'impasse e salvare il mondo dalle conseguenze del riscaldamento globale. Parlando al 'Major Economies Forum' a Londra, che riunisce rappresentanti di 17 paesi maggiori produttori di gas serra, Brown , ha sottolineato l'urgenza di un'azione tempestiva perché "non c'è un piano B", ha detto.
"L'Europa non deve cedere ai tentativi degli Stati Uniti di far naufragare un accordo serio a Copenaghen per salvare il pianeta da cambiamenti climatici irreversibili" ha dichiarato invece Greenpeace. "A meno di 50 giorni da Copenaghen, non si può sacrificare il pianeta agli interessi individuali", ha affermato Martin Kaiser, esperto di politiche sul clima di Greenpeace International. Cina, Brasile, India e Indonesia hanno fatto importanti passi avanti verso il raggiungimento di un accordo salva-clima, ma "senza i soldi sul tavolo, nessun Paese in via di sviluppo accetterà mai alcun impegno vincolante per limitare la crescita delle emissioni", ricorda Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.
Greenpeace denuncia inoltre che, all'interno degli incontri preparatori al Consiglio Europeo sull'Ambiente, l'Italia è "tornata all'attacco per diminuire gli impegni". Documenti ottenuti dall'organizzazione mostrano che "i negoziatori italiani hanno chiesto di cancellare l'obiettivo di 2 gradi centigradi come riferimento per gli impegni futuri di riduzione delle emissioni al 2020, e di eliminare l'obiettivo del Consiglio europeo per ridurre le emissioni dell'80-95% entro il 2050". Per un accordo vincolante, forte e ambizioso, a Copenaghen occorre invece che i leader dei Paesi industrializzati si impegnino a ridurre le emissioni di almeno il 40% al 2020 rispetto ai livelli del 1990, e garantire risorse finanziarie pari a 110 miliardi di euro l'anno per misure di adattamento, di mitigazione e per la protezione degli ultimi polmoni verdi nei Paesi in via di sviluppo.
Fonte: Ansa