Siamo nati nudi.
Perché allora stare senza vestiti è diventata una cosa così difficile per tante persone? Perché nella nostra società la nudità è molto spesso legata direttamente al sesso? È un’utopia tentare di ritrovare l’Eden perduto, oppure una possibilità che possiamo realizzare anche nella nostra vita?
Il naturismo tenta di dare delle risposte a queste e altre domande. Parlare di naturismo in una società dove sono prevalenti l’immagine e la competizione significa ritornare per un attimo dentro di noi, alla ricerca di un equilibrio che può avere origine solo da una condizione di libertà e serenità. Il naturismo è caratterizzato dalla nudità sociale, vissuta preferibilmente nella natura, dove l’armonia tra corpo e mente esprimono profonde motivazioni.
Si può scrivere un bell’articolo sul naturismo, si possono scrivere anche dei bei libri, ma il naturismo deve essere soprattutto vissuto in prima persona per essere capito.
Nella pratica naturista il nostro corpo, la nostra mente e la nostra anima sono nel vissuto, non in una visione teorica del mondo. Quindi l’invito è quello di provare, se le idee espresse in questo articolo stuzzicano qualcosa dentro di voi.
I primi naturisti
Il naturismo esiste da quando esiste l’uomo. I primi esseri umani nascono, ovviamente, nudi. Vivono in modo naturale questa condizione e si coprono solo per ragioni meteorologiche. La nudità era naturale in molte società – nelle antiche olimpiadi gli atleti gareggiavano nudi – e lo è tuttora in molti popoli dell’Africa, dell’America Latina e dell’Oceania dove ancora non è arrivata la «nostra civiltà».
Il naturismo organizzato come lo si intende comunemente risale invece al XIX secolo ed è nato in Germania e Francia come risposta agli effetti della crescente industrializzazione. Le città e gli ambienti di lavoro nelle fabbriche infatti erano particolarmente insalubri, quindi in quegli anni iniziarono i primi studi legati al benessere della persona. Si scoprono e approfondiscono così i benefici dell’esposizione del corpo intero agli elementi naturali: aria, acqua, terra, sole. La riscoperta e la pratica della nudità sono quindi vissute come opportunità per uno sviluppo armonico dell’essere umano nella natura.
In quasi due secoli di vita, il naturismo organizzato ha attraversato fasi di sviluppo e di stasi, ed ha avuto diverse connotazioni e sfumature. Ha però sempre mantenuto al primo posto il valore della persona e l’importanza della nudità. Questa nudità non è una forzatura o un obbligo, ma la condizione naturale nella quale si vuole vivere perché se ne sono sperimentati i benefici. È quindi una nudità spontanea.
Il naturismo oggi
La filosofia naturista vede nel progresso tecnologico e scientifico solo uno dei molteplici aspetti della vita e della società: ne propone quindi un approccio moderato, cosciente e critico. La caratterizzazione salutista del naturismo è valida oggi come ai suoi albori: la pratica della nudità all’aria aperta, l’attività fisica, un’alimentazione equilibrata tendenzialmente vegetariana e biologica, un uso moderato dell’alcol e il non uso di tutte le sostanze che alterano l’equilibrio psico-fisico sono comportamenti che concorrono al proprio benessere e che il naturista tende a seguire.
Questo approccio differenzia il naturismo dal nudismo: nel nudismo esiste il piacere della nudità senza vederne altre implicazioni; la nudità è quindi un punto d’arrivo.
Nel naturismo invece, la nudità è soprattutto un punto di partenza per vedere il mondo con occhi diversi. Non rinnega certo il piacere della nudità, ma risveglia e considera le implicazioni profonde con tante questioni della vita. Offre uno sguardo senza filtri sul mondo.
Effetti terapeutici
L’esposizione integrale del corpo agli elementi è prevista dalla natura: le parti più delicate sono maggiormente pigmentate per proteggerle dal sole. Ovviamente è importante essere attenti a prendere il sole con moderazione, osservando le precauzioni comuni. Nelle ore centrali della giornata si può stare all’ombra o mettere una maglietta o un grande cappello per proteggere soprattutto la parte superiore del corpo. La rinuncia ad indumenti intimi è benefica anche a livello batteriologico: quando fa caldo, la sudorazione della vagina e del pene a contatto di mutande o costumi crea un’umidi tà che può favorire lo sviluppo di batteri. La vagina, il pene e l’ano hanno bisogno di respirare come tutte le altre parti del corpo. Essendo nudi è bello essere anche scalzi: il contatto diretto con il terreno regala delle piacevoli sensazioni fisiche e fa sentire più presenti nella realtà che ci circonda. Significa essere veramente in contatto con la Terra.
La nudità regala un senso di libertà, di benessere e di armonia; essa equilibra l’immagine del corpo: conferisce dignità ad ogni sua parte non dividendolo in zone nobili e meno nobili, evitando così di dare eccessiva importanza agli organi genitali. Aiuta quindi ad accettare se stessi con serenità, condizione di base per accettare gli altri allo stesso modo.
Per i più piccoli
La nudità è la condizione naturale dell’essere umano. I bambini, non condizionati da sovrastrutture mentali, sono contenti di stare nudi. Crescendo, rinunciano al proprio stato naturale e questo procura loro un senso di piacevole benessere, per essere riconosciuti socialmente. La rinuncia crea però delle tensioni che sono all’origine di problemi d’accettazione di se stessi e degli altri, creando disagi che dovranno essere superati nel corso della vita.
L’esempio dei genitori è importante: se i genitori vivono nudi quando possibile, mostrano con il loro corpo la naturalezza della nudità e favoriscono lo stesso approccio nelle bimbe e bimbi. La pratica del naturismo può quindi avere effetti terapeutici.
La capacità di presentarsi serenamente e sinceramente verso se stessi e gli altri favorisce i rapporti personali e sociali, ci aiuta a capire e a considerare in modo diretto e sincero tutto ciò che ruota intorno alla vita dell’essere umano. Si può veramente parlare di uno sguardo nudo sul mondo, libero da condizionamenti sociali.
La nudità naturista è pudica: un pudore basato sul rispetto e che non dà spazio ad ostentazioni ed esibizionismo d’ogni tipo. La vista dei corpi nudi toglie la curiosità tipica del mondo della moda che tende a vestire scoprendo, e permette di considerare le persone per ciò che sono. La nudità pone le persone su un piano d’uguaglianza, senza differenze sociali che spesso si manifestano anche nel modo di vestirsi.
Un fattore etico
La nudità sociale conferisce serenità alle relazioni e armonia tra noi e la natura. Non è solo un fattore fisico: certo, il corpo ha bisogno d’essere libero da barriere, ma la mente e l’anima ancora di più. Le tensioni nascono dalle sovrastrutture e queste creano falsi problemi, false attese, inutili tensioni estetiche. La nudità è il contrario dell’estetica. La nudità è un fattore etico; è per quello che la nudità è adatta a tutti, a tutte le età, senza alcuna distinzione e insegna molto nella sfera del rispetto e dell’accettazione di sé e delle altre persone.
La nudità naturista è benefica anche per la sfera sessuale, vissuta in intimità: l’abitudine alla vista di corpi nudi toglie curiosità e tensioni, quindi la ricerca di un contatto intimo proviene maggiormente dal cuore, dalla voglia di vicinanza, dal sentire l’altra persona più che dal vederla.
Spesso le persone che vorrebbero provare il naturismo sono preoccupate dal fatto di mostrarsi nude di fronte ad altri e di vedere altre persone nude. In realtà, nei posti naturisti non si va né per essere visti né per guardare: si va per stare bene, per essere in pace. Quindi l’imbarazzo iniziale passa molto velocemente: ci si accorge di essere tutte e tutti uguali, pur con le nostre differenze.
Il corpo nudo portato con dignità favorisce il rispetto e la delicatezza nei rapporti con gli altri. E chi non si sente pronto? A volte le persone dicono che vorrebbero provare il naturismo, ma che non si sentono pronte. È giusto essere all’ascolto di se stessi, ma se si aspetta di essere pronti fino in fondo per provare l’esperienza naturista, forse non la si farà mai. Se si prende invece un po’ di coraggio e ci si butta, ci si accorge di essere pronti. Ci sono persone che non si sentivano di provare il naturismo perché a disagio con il loro corpo. Si sono lanciate nonostante questo limite e si sono accorte che la pratica del naturismo ha favorito l’accettazione di loro stesse. Si tratta di un ribaltamento di causa-effetto: non è il sentirsi bene con il proprio corpo che permette la pratica naturista, bensì la pratica naturista che permette di sentirsi bene col proprio corpo.
Viviamo dentro un sistema che fa di tutto per far sentire le persone inadeguate e quindi assoggettate ai grossi poteri economici. Per favorire questa inadeguatezza, quale miglior sistema di quello di nascondere la magnificenza di noi stessi come siamo veramente? Le pubblicità ci bombardano con la vista di corpi «perfetti». Ma la perfezione non sta lì: il naturismo ci permette di riappropriarci della nostra perfezione, semplicemente così, come siamo, accettandoci e rispettandoci.
Con queste considerazioni sono state date delle risposte alle domande iniziali. Se lo vogliamo, possiamo ritrovare almeno in parte quell’Eden perduto. Siamo soprattutto noi stessi a costruire il nostro futuro e siamo sempre chiamati a fare delle scelte. Se lo vogliamo, possiamo vivere con serenità e con gioia la nostra nudità, recuperando il nostro essere bimbe e bimbi in modo molto sano e vitale. Buon naturismo a tutte e a tutti!
(Articolo tratto da Terra Nuova - Giugno 2007)
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