Secondo le stime della Coldiretti, gli italiani consumerebbero ogni anno addirittura 15 kg a testa di questo freddo dessert, disponibile in ben 600 gusti, da scegliere tra coppette, coni, bastoncini, biscotti e vaschette. La scelta si fa davvero ardua, in mezzo a tanto assortimento!
Bio e convenzionale a confronto
Il processo di lavorazione dei gelati bio non differisce sostanzialmente da quello degli omologhi convenzionali; macchinari e attrezzature sono gli stessi, per cui gli ingredienti vengono mescolati, pastorizzati per una conservazione più adeguata e omogeneizzati per evitare l’affioramento dei grassi. Successivamente vengono raffreddati e mantecati – cioè fatti passare dallo stato liquido a quello pastoso tramite l’agitazione, il raffreddamento e l’aerazione. Con queste ultime operazioni si ottiene un prodotto spumoso, leggero e cremoso, che rilascia una gradevole sensazione di morbidezza e può essere mangiato quasi subito dopo essere stato tolto dal freezer.
Per aumentare il volume e dare morbidezza si può usare anche la lecitina. L’ultima fase della lavorazione consiste nel confezionamento, nel rapido abbassamento della temperatura a -35° e nel trasferimento in celle di refrigerazione a -25°. Anche gli ingredienti di base sono in sostanza gli stessi dei prodotti convenzionali: zucchero, latte, panna, tuorlo d’uovo, cacao, frutta secca o fresca, per i gelati; acqua, zucchero e frutta fresca per i sorbetti. Negli ultimi anni l’offerta si è ampliata fino ad accogliere gelati a base di latte di riso o di soia: vegani e intolleranti ringraziano, al pari di quanti preferiscono evitare i latticini per ragioni salutistiche....
Sempre nell'articolo:
>> Niente grassi idrogenati
>> Come scegliere?
>> Box: Il gelato casalingo
Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Luglio-Agosto 2009 disponibile anche nella versione eBook.
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