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I benefici dello shiatsu
31/08/2011 - Giuliana Lomazzi
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Problemi di mobilità articolare e muscolari, disturbi legati a stress e ansia, problemi digestivi…usufruire dei trattamenti di shiatsu può essere di aiuto in molti casi. Come scegliere un operatore di fiducia?

Quando arrivo in albergo per il corso, dopo 600 km in auto, il ginocchio che prima era gonfio adesso è ben lievitato; se fosse stato pane, sarebbe stato pronto da infornare. Mentre mi aggiro scompostamente nella sala ristorante, appoggiata a mio marito, scopro tra i corsisti un operatore di shiatsu: è Ubaldo Carloni, del centro Odontolife di Milano (dove riequilibra gli eventuali scompensi causati da problemi ai denti) e dello Sportlife Medical Center di Brescia.

Ubaldo si offre di intervenire per aiutarmi ad alleviare il problema per quanto possibile, dato che con una simile infiammazione non si può fare più di tanto. Applica le tecniche di diagnostica energetica, che consiste in pressioni di diversa entità su vari punti dei meridiani per capire dove c’è un ristagno energetico e dove quindi bisogna intervenire. Per rimediare allo squilibrio attua varie pressioni, per esempio preme appena sopra l’ombelico e, mentre cerca di rimettere in funzione i muscoli della coscia, mi racconta la sua formazione: ricerca biochimica presso una multinazionale farmaceutica, scuola ortomolecolare, diploma di kinesiologia olistica e di zen shiatsu conseguito a Milano.

Carloni spiega poi come, secondo la medicina tradizionale orientale, il nostro corpo sia percorso da una mappa energetica che corre sotto la pelle. Attraverso la pressione sulla cute, entriamo quindi in contatto con questi meridiani e con le parti che coinvolgono (tendini, muscoli, organi, ossa e, non ultima, la psiche). «La medicina occidentale sfrutta il concetto di campo energetico solo in diagnostica» continua Carloni «per esempio con la risonanza magnetica, ma non ne riconosce il valore terapeutico». Eppure, un esperimento condotto all’Istituto Pasteur di Parigi ha permesso di verificare l’esistenza dei meridiani, grazie all’impiego di una sonda al tecnezio (un elemento chimico radioattivo). Ubaldo insiste molto sulla centralità della persona e sull’ascolto, infatti mi fa raccontare tutti i pregressi del ginocchio, mi invita a respirare profondamente in sintonia con le pressioni (e secondo uno dei quattro pilastri del metodo). Alla fine del secondo trattamento il ginocchio ha cominciato a sgonfiarsi, il dolore è calato sensibilmente e la mobilità migliorata abbastanza da permettermi di fare le scale e brevi passeggiate, anche se con ovvia cautela.

Effetti benefici
Come dimostra questa esperienza, usufruire dei trattamenti di shiatsu può essere di aiuto in molti casi: problemi di mobilità articolare ma anche muscolari, disturbi legati a stress e ansia, problemi digestivi e così via. Prima di tutto, però, bisognerebbe ragionare a livello preventivo, perché in termini energetici non esiste uno stato patologico vero e proprio. «Come tutte le tecniche di riarmonizzazione energetica, lo shiatsu è più che altro preventivo. Nelle tecniche energetiche si restituisce l’equilibrio, così si toglie il sintomo» spiega Fabio Zagato, presidente dell’Irte (Istituto di ricerche e terapie energetiche). «Questo bilanciamento energetico» continua Zagato «innesca una cascata di effetti benefici. Infatti attraverso le pressioni lo shiatsu agisce nel profondo e stimola la nostra capacità di autoguarigione. La maggiore consapevolezza del proprio corpo e di tutti i legami con la psiche è già il primo passo verso la guarigione».

Tra pubblico e privato
Purtroppo non è facile ricevere lo shiatsu al di fuori delle strutture private. Intanto manca una legge nazionale che regoli l’attività e riconosca l’esistenza di figure professionali specifiche, come lamentano sia Fabio Zagato sia Attilio Alioli, presidente dell’Accademia Italiana Shiatsu-Do. Un operatore può aprire uno studio ed esercitare la professione ma non essere assunto in una struttura pubblica. «Molte regioni hanno provato a introdurre leggi per regolamentare la professione, ma finora lo Stato le ha bloccate perché in disaccordo con la legislazione nazionale», spiega Alioli. Così lo shiatsu è sì presente in alcune strutture pubbliche, ma soltanto dove del personale già assunto viene autorizzato a mettere a disposizione le proprie competenze ottenute autonomamente. Alioli cita il caso di una Asl torinese che sta formando alcuni dipendenti perché affianchino lo shiatsu alle cure per gli alcolisti e ricorda l’esperienza di una piccola scuola di formazione in ambito infermieristico. Interessanti anche le esperienze nel campo del volontariato, in cui Alioli è impegnato con la sua associazione: ospizi, prigioni, riformatori, centri per disabili. L’operatore cita in particolare l’attività presso l’istituto Chiossone di Genova e quella presso l’Anffas di Cagliari, dove è impegnato in prima persona: qui i ragazzi disabili ricevono i trattamenti e imparano semplici metodiche per diventare «operatori».

Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Giugno 2009  disponibile anche nella versione eBook.


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