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Farmaci antipsicotici: il male minore?
07/06/2009 - Admin
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Gentile redazione,
sono una vostra lettrice, simpatizzante verso il vostro orientamento “naturale” alle molteplici manifestazioni dell’esistenza.
Nella vita svolgo attività come medico-psichiatra nel servizio sanitario pubblico, presso una delle tante unità operative territoriali della mia città, Napoli, realtà cosmopolita piena di contrasti e contraddizioni. Ho inoltre un interesse per la medicina omeopatica, di cui ho seguito un corso triennale presso una storica scuola della città.
Scrivo per commentare l’articolo “Farmaci antipsicotici” del signor Giulio Murero pubblicato nel numero di aprile (pag 84)... Mi sembra uno scritto francamente grossolano, fazioso e soprattutto disinformativo e mi colpisce che ne abbiate consentito la stampa, in questa forma, sulla vostra “sensibile” rivista.
Gli psicofarmaci, come tutti gli altri farmaci del resto, hanno inesorabilmente degli effetti collaterali. Tenendo presente che ogni individuo è unico e irripetibile ed ha capacità reattive proprie, si cerca, nell’approccio curativo, di lenire e trasformare la sofferenza psichica sia con supporti farmacologici che di altro tipo, psicoterapico o socio-riabilitativo.
Ovviamente, l’esito positivo o negativo di tali interventi è legato a diverse variabili: 1°) il paziente, con il suo stato di sofferenza e le sue specifiche risorse interne; 2°) il curatore con il suo bagaglio professionale in termini di conoscenze “tecniche” ed esperienza sul campo e la sua umanità, cioè la sua naturale capacità di ascolto, di accoglienza e comprensione delle sofferenze umane; 3°) le risorse socio-sanitarie esterne effettive di cui lo psichiatra ed il paziente in secundis possono avvalersi nello svolgimento di un programma terapeutico valido.
In tal senso la realtà psichiatrica italiana, anche se nelle linee guida teoriche sembra essere compatta ed omogenea, nelle specificità regionali è profondamente diversa. Napoli, in questi termini, è una città molto difficile e gestire le enormi sacche di sofferenza che presenta, nascoste da una coltre di maniacalità diffusa, come stile di vita, è onestamente impossibile.
Spesso nei casi psichiatrici gravi, bisogna ragionare non tanto in termini di quale sia il bene maggiore, quanto piuttosto di quale sia il male minore. In questa prospettiva, può accadere che accanto al contenimento dei sintomi psicopatologici, vi sia inevitabilmente anche un’attenuazione delle ordinarie performance sensoriali e cognitive del paziente in questione. Tutto ciò ovviamente lungi dall’accadere per un’intenzione sadica dello psichiatra o per una sua volontà di coercizione.
Ricordo inoltre le gravose responsabilità legali che il medico ha, nel momento in cui opera in un circuito istituzionale pubblico.
A conclusione di questa lettera, mi viene da pensare che l’autore dell’articolo citato, sia incappato in qualche esperienza spiacevole, più o meno ravvicinata, in ambito psichiatrico... Lo inviterei a meditare e a riconsiderare le sue posizioni riduttive e semplicistiche, considerando che lo psichiatra è in primis un essere umano come gli altri e che spesso, povero diavolo, si trova  a lavorare in circuiti difficili e malsani, avendo poco potere decisionale e scarse risorse esterne. Riguardo alla inadeguatezza od inutilità degli psicofarmaci, a fronte del presunto esclusivo potere riabilitativo del dialogo, lo inviterei ancora a trascorrere un week-end in compagnia di un paziente manicale o in preda ad una bella bouffée delirante. A lui i miei più cari auguri!
Cordiali saluti, Elisabetta Sanna

Risponde il dottor Giulio Murero

Cara Elisabetta, cara collega,
chi scrive è medico psicoanalista che è “incappato” in abusi psichiatrici non direttamente, per mia fortuna, ma per aver visto da vicino quanto veniva e viene operato con tanta disinvoltura ad altri malcapitati sia nei vecchi che nei nuovi manicomi. Ho avuto anche occasione di conoscere da vicino un, ora ex, ospedale psichiatrico della tua terra, quello di Aversa. Tutta la mia solidarietà per la tua opera.
Negli articoli della rubrica “Effetti collaterali” lo spazio è ovviamente insufficiente per trattare l’argomento in modo esaustivo e occorre fare una sintesi. Le considerazioni da me fatte sono comunque, se pur sintetiche, reali riguardo ai farmaci e ai principi che devono accompagnare il medico nel suo giuramento professionale.
Poi, più che al medico, sta all’essere umano quello di capire circostanze e avvenimenti, il tutto in rapporto alle sue capacità, possibilità e all’urgenza del momento. Non ti credere: anch’io mi sono trovato in situazioni di emergenza nelle quali più che il bene maggiore, occorreva scegliere il male minore, quando si tratta per esempio di salvare una vita e la persona non è in grado di comprendere in quel momento la gravità del suo stato. Ma appunto si tratta di rare situazioni di emergenza e dopo che si è fatto di tutto per non usare l’imposizione!
Questo non sposta il problema. Detto in altri termini, posso capire la difficoltà, l’inadeguatezza della struttura, la non capacità di agire altrimenti, la mancanza di altri strumenti culturali dello psichiatra, ma attribuire capacità terapeutica a tali farmaci, presupponendo malattie non provate, questo è inaccettabile. Soprattutto nell’uso a lungo termine, come vengono comunemente adoperati i neurolettici.
Tutto ciò lo affermo anche per dei motivi molto pratici, essenzialmente due: 1) la “cura” psichiatrica basata sull’uso di neurolettici porta con impressionante regolarità a non risolvere i problemi, ma nel lungo termine ad aggravarli con risultati spesso tragici oltre che per la persona stessa, anche per chi gli è vicino; 2) è possibile agire diversamente: c’è chi lo ha fatto e con risultati brillanti. Uno di questi è il dottor Giorgio Antonucci, di cui ti invito a ricercare gli scritti e soprattutto ad informarti sui metodi e risultati del suo lavoro. Si tratta di un ex direttore di un ospedale psichiatrico che ha operato, su sua specifica richiesta, nei reparti considerati più difficili e riuscendo a recuperare tutti, ripeto tutti, ad una vita che consideriamo normale.
Ti auguro ogni bene.
Dottor Giulio Murero, medico psicoanalista, attualmente in servizio nell’Emergenza Sanitaria Territoriale della USL 10-Firenze.


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