Palazzo Madama, ieri 12 maggio 2009, ha dato il sì definitivo al ritorno del nucleare. Non è chiaro, ha denunciato Roberto Della Seta del Pd, chi debba individuare i siti delle nuove centrali. Il metodo dell'autorizzazione unica, intanto, è stato introdotto per accelerare la costruzione delle centrali da parte dei consorzi.
Tra i luoghi papabili Repubblica fa il nome di S.Margherita di Pula nel sud della Sardegna. O sempre sull'isola, una zona fra S. Lucia e Capo Comino nella costa orientale, o più a sud davanti a Lanusei, alla foce del Rio Mannu. In Puglia, potrebbe essere la costa di Ostuni. Lungo il Po, dal vercellese fino al mantovano, dove già esistevano le centrali di Trino e di Caorso.
Nei prossimi mesi, dovranno essere stabiliti i parametri, in base ai quali decidere dove collocare le future centrali. Si prevede una fase intensa di trattative con le autorità e le comunità locali. I margini di manovra del resto sembrano essere limitati dalla particolare conformazione geologica e costiera italiana.
Il Cnen, poi diventato Enea, aveva indicato fra le aree più idonee il delta del Po e quello del Tagliamento, nell'Adriatico settentrionale. Ma il suo successore, l'Enea, definisce tutta la costa adriatica a nord di Rimini come la zona italiana a più alto pericolo di allagamento, con un innalzamento - minimo - del livello del mare di 36 centimetri. Sia Piombino che l'area della vecchia centrale di Montalto di Castro, nel Lazio, ad esempio, scontano un innalzamento minimo del livello del mare di 25 centimetri.
E lontano dalle coste? Qui, il problema sono i terremoti. Sono poche, come mostra la storia recente e meno recente, le zone italiane esenti dal rischio sismico. Secondo la carta dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, davvero al riparo dai tremori della terra ci sono solo, oltre alla Sardegna, l'area di confine fra Piemonte e Lombardia e l'estremo lembo della Puglia.
Se si sovrappone la mappa dell'Enea sull'allagamento delle coste a quella dell'Istituto di geofisica, le aree più sicure sarebbero quelle poche zone della Sardegna, della Puglia e del corso del Po.
Fonte: Repubblica