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Carbone a Porto Tolle: l’Italia si allontana da Kyoto
20/04/2009 - Claudia Benatti
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Il Governo introduce un emendamento nel decreto sugli incentivi anti-crisi che approva le centrali a carbone. Un atto che va contro le norme italiane perché autorizza, in deroga alle leggi ordinarie, anche la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle, situata in un’area parco sottoposta a vincolo.

Quello della Camera dei deputati è "un blitz inaccettabile per la riconversione di Porto Tolle a carbone. Introdurre un emendamento approva centrali a carbone in un decreto sugli incentivi anti-crisi da sottoporre alla fiducia del Parlamento è un inganno da prestigiatore contro le norme italiane ed europee".
Così Greenpeace, Legambiente e Wwf commentano l'approvazione alla Camera di una norma che autorizza in deroga alle leggi ordinarie la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.

"La conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle - denunciano le associazioni - nel bel mezzo di un parco naturale patrimonio dell'Umanità per l'Unesco, comporterà impatti devastanti per il delicato ambiente del delta del Po, come il passaggio di 3.000 chiatte all'anno per portare il carbone all'impianto". Non solo: con questo emendamento, lamentano gli ambientalisti, "il governo approva una deroga inaccettabile alla legge regionale che istituisce il parco naturale e che vieta espressamente l'utilizzo del carbone, permettendo la riconversione del nuovo impianto che aggiungerà 10 milioni di tonnellate di CO2 ai ritardi dell'Italia rispetto agli obblighi di riduzione previsti dal protocollo di Kyoto".

Invece che puntare sulle rinnovabili, come Stati Uniti, Germania e altri Paesi leader nel mondo, l'Italia, proseguono Greenpeace, Legambiente e Wwf, "torna al carbone e al nucleare, una scelta di retroguardia che non tiene conto dello scenario internazionale di promozione delle tecnologie verdi in campo energetico e ambientale". Le 12 centrali a carbone attive in Italia, ricordano, "hanno prodotto nel 2007 il 14% del totale dell'energia elettrica a fronte di un'emissione del 30% dell'anidride carbonica emessa per la produzione complessiva di elettricità".

Secondo le associazioni ambientaliste con questo emendamento il governo "fa carta straccia degli impegni internazionali per la riduzione delle emissioni di gas serra, per i quali l'Italia è già inadempiente, e dei nuovi impegni europei per lo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2020", continuano gli ambientalisti, che puntano il dito contro "una politica energetica ottusa e antistorica che riporta il paese al medioevo energetico". E questo, concludono le associazioni, "proprio mentre il resto del mondo guarda con fiducia a una nuova rivoluzione tecnologica pulita, efficiente e rinnovabile per salvare il pianeta dai cambiamenti climatici e per creare nuovi milioni di posti di lavoro verdi con cui affrontare la crisi economica".

Fonte: Qualenergia

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