Arrivo a Springfield con un bus Greyhound che mi scarica allo shopping center appena fuori città dove si trova la nuova fermata (un negozio di articoli da regalo a cui è stato fornito un computer per emettere biglietti), dopo che l’anno passato, per far fronte alla crisi, l’azienda ha deciso di chiudere la stazione in città. Oltre la metà dei locali sono vuoti.
Appesi alle vetrate, due o tre per locale, i cartelli con le scritte «Out of business», «For sale», «For rent»; cartelli che del resto abbondano in tutte le città statunitensi che ho visitato.
Qualche anno addietro Larry e Gail decisero di cambiare vita anticipando di qualche anno la crisi economica e petrolifera che sta minando alle fondamenta l’american dream. «Nell’aprile del 2004 sentimmo parlare per la prima volta di picco petrolifero. Ne rimanemmo colpiti, ma stavamo dedicando le nostre energie per la campagna di John Kerry nella corsa alla Casa Bianca, e non abbiamo approfondito il tema» mi racconta Larry con gli occhi socchiusi.
Dopo le elezioni di novembre l’enorme delusione del secondo mandato di George W. Bush li convince che «l’unica maniera di cambiare il mondo è cambiare se stessi». I due riprendono allora il discorso lasciato a metà sul picco petrolifero. Chiedono, si informano, partecipano a conferenze. «Ci rendemmo conto che l’umanità si trovava di fronte ad un cambiamento epocale. Eravamo ossessionati dalla guerra in Iraq e dalle conseguenze del riscaldamento globale. Sapevamo di dover fare qualcosa, e vivere coerentemente con i propri ideali era l’unica cosa da fare».
La prima decisione fu di comprare il meno possibile. «Davanti allo scaffale di un supermercato ci domandavamo ogni volta se avevamo bisogno o meno di quel tal prodotto e se avrebbe portato ad un miglioramento della qualità della nostra vita. La risposta era invariabilmente negativa».
Un processo catartico
Gail mi dice che il processo di «liberazione dalle merci» è catartico: più te ne liberi, più te ne vuoi liberare. «Ogni no era un passo verso la libertà. Ci faceva stare bene» aggiunge Larry.
Larry e Gail hanno una casa nel centro di Springfield con quasi settemila metri di terreno, ma non hanno mai gestito un orto. Si rivolgono ad Andrew Manieri, giovane permaculturista che vive nella vicina cittadina di Yellow Springs. Nell’attesa di autoprodurre frutta e verdura, prendono la loro seconda decisione: «da oggi in poi il nostro cibo verrà solamente da farmer’s markets e dal Csa1 di Andrew. Nel supermercato non ci entreremo più». Questa seconda decisione porta con sé cinque conseguenze importantissime: risparmiare denaro, nutrirsi con cibo di qualità superiore, sostenere i contadini della zona (quella dei contadini è la più bistrattata categoria di lavoratori degli Stati Uniti), ridurre virtualmente a zero la produzione di rifiuti, contribuire all’abbattimento di emissioni di CO2.......
L'articolo prosegue raccontando l'esperienza e le azioni concrete attuate per risparmiare gas, luce e acqua e i progetti futuri per consumare ancora meno. Un buon esempio pratico di decrescita felice made in America che trovate nella sua versione completa su Terra Nuova Aprile 2009.
Le nostre riviste: TERRA NUOVA e SALUTE E'
Acquista ultimo numero
Abbonati alla rivista
Acquista un arretrato
I libri di Terra Nuova Edizioni
Visita lo shop on line