Alla fine di febbraio, il governo Berlusconi e quello francese di Sarkozy hanno «benedetto» pubblicamente un accordo commerciale tra Enel e Edf, che detta le regole per una collaborazione ad ampio raggio sull’atomo, fino alla produzione e allo stoccaggio. Il documento definisce anche le linee per lo sviluppo in Italia della tecnologia Epr (European pressurised reactors), quella del reattore di terza generazione che ricalca il modello francese e che fino ad ora proprio in Francia
ha visto il ripetersi di numerosi incidenti, con conseguenti contaminazioni di ambienti e persone.
Dovrebbero dunque essere realizzate in Italia quattro nuove centrali nucleari, la prima operativa già dal 2020. Inoltre, Enel dovrebbe entrare con inchiesta di una quota del 12,5% nel progetto per la costruzione di un secondo reattore nucleare in Francia a tecnologia Epr.
Il governo italiano ha dunque scelto, al posto degli italiani e sopra la loro testa, di imbarcarsi di nuovo nell’avventura nucleare, benché pesino come macigni questioni e problemi irrisolti di ordine politico, sociale, economico, ambientale e sanitario.
Esaminiamoli uno ad uno:
>> Il referendum di 22 anni fa
>> La tecnologia Epr è pericolosa e costosissima
>> La Francia contaminata paga caro la scelta del nucleare
>> Alti costi ed elevati rischi
>> Anche il nucleare produce CO2
>> Uranio in esaurimento
>> Non è vero che con il nucleare la bolletta è più "leggera"
La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero di Aprile 09 della rivista Terra Nuova.
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