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Global warming: catastrofe in anticipo
17/03/2009 - C.B.
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Il MIT pubblica le nuove previsioni sull'andamento del global warming, sei anni dopo le ultime. La febbre del pianeta potrebbe salire molto più di quello che si credeva, per una reazione a catena tra cause ed effetti. Se non si tagliano le emissioni sono molto probabili aumenti della temperatura sopra i 5°C a fine secolo.

Peggio di quello che si era previsto. Il Massachussets Institute of Technology, il prestigioso MIT, svela le sue nuove proiezioni sul cambiamento climatico (vedi allegato). Rispetto all’ultimo studio fatto dall’istituto stesso nel 2003, ma anche nel confronto con gli scenari elaborati dall’International Panel on Climate Change, il riscaldamento prospettato è più alto. Se nel 2003 prevedeva per fla ine del secolo un aumento medio di 2,4 gradi centigradi, ora il MIT parla di  5,1 gradi in più.

A far ritoccare al rialzo le previsioni, il perfezionamento del modello climatico e dei parametri che vi vengono immessi. Ad esempio si è considerato meglio l’effetto raffreddante svolto da alcune eruzioni vulcaniche nelle seconda metà del 20° secolo e si è rivisto il sistema di calcolo della crescita del Pil mondiale. Risultato: difficilmente l’aumento sarà sotto i 2,4 gradi previsti dallo scenario IPCC A1F1, quello cioè in cui danni del global warming sono limitati ad un livello gestibile.

Nel nuovo modello approntato dal MIT l’assorbimento di CO2 degli oceani è più lento, i feedback sul clima continentale più accentuati, le emissioni più alte, e minore il raffreddamento dovuto alle particelle sospese in atmosfera. “Questi diversi fattori – spiegano gli scienziati – anziché sommarsi l’un l’altro hanno un effetto moltiplicatore, con le conseguenze che diventano cause, portando a un incremento sorprendente delle probabilità di temperature molto più alte”. All’aumentare della concentrazione di gas serra, cioè corrisponderebbe un aggravarsi sempre più rapido del cambiamento climatico.

Dallo studio esce una quantificazione probabilistica che dovrebbe guidare le scelte da fare per evitare rischi peggiori. Le conclusioni sono sintetizzate efficacemente in un grafico, chiamato “greenhouse gamble” e che potremmo tradurre con “la roulette dell’effetto serra”: due diagrammi a torta in cui sono rappresentate le diverse probabilità degli aumenti di temperatura in 2 scenari, quello “policy”, in cui le emissioni vengono contenute, e quello “no-policy”, in cui invece non si fa abbastanza per ridurre i gas serra.

Nella migliore delle ipotesi, cioè lo scenario “policy”, in cui si ipotizza che si contenga la CO2 sotto le 550 parti per milione al 2100, le probabilità che il riscaldamento resti al di sotto dei 2 gradi a fine secolo sono comunque solo il 20%, ma sarebbe più facile evitare di superare i 3 gradi: solo il 10% delle probabilità indica un aumento tra i 3 e i 4 °C. Ben peggiore la prospettiva dello scenario “no policy”: tenersi al di sotto non dei 2, bensì dei 3 gradi sarebbe statisticamente quasi impossibile (probabilità inferiori all’1%) e, quel che è peggio, la fetta più grande parla di aumenti sopra i 5 gradi, con un inquietante 10% delle possibilità di aumenti superiori ai 7. Come è risaputo, secondo l’IPCC solo stando al di sotto dei 2 gradi si potranno evitare le conseguenze peggiori del global warming. Un aumento sopra ai 6 gradi produrrebbe, invece, conseguenze talmente catastrofiche da non essere minimamente prevedibili.

Fonte: Qualenergia


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