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In Germania perdite da un deposito di scorie
22/03/2009 - C.B.
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Dure polemiche in Germania per i miliardi imprevisti che dovranno essere spesi per un deposito di scorie nucleari che non sarebbe più a tenuta stagna. I costi saranno quasi certamente a carico dal governo federale.
In Germania è di nuovo cresciuta la tensione riguardante il deposito sperimentale di scorie radioattive di Asse, situato tra Amburgo e Hannover.
Già nel corso del 2008 Asse era stato al centro di forti polemiche. Per molti anni era stata tenuta segreta la penetrazione di una soluzione salina nella caverne sotterranee che contengono 126.000 fusti di materiale radioattivo che vi furono calati tra il 1967 e il 1978. La contaminazione radioattiva della soluzione salina ha fatto ritenere che alcuni dei fusti che contengono le scorie non siano più stagni. Le analisi hanno portato alla luce una serie di irregolarità amministrative che hanno portato al ritiro della delega per la gestione del sito.

Data l'impossibilità di far defluire ulteriormente i liquidi penetrati a tali profondità, si è reso necessario trasportare parte del materiale contaminato in superficie, con costi economici e rischi ambientali imprevisti. Inoltre, cresce la preoccupazione per il pericolo di crolli e della possibile contaminazione di sistemi acquiferi sotterranei che potrebbero risalire in superficie.
Quando il sito sperimentale fu inaugurato negli anni '60 tali infiltrazioni erano state ritenute impossibili, tanto che Asse era considerato un possibile sito per il deposito finale delle scorie radioattive, che doveva garantire lo stoccaggio per migliaia di anni.
Come in tutti gli altri paesi del mondo, a parte la Finlandia, il sito per lo stoccaggio definitivo non è ancora stato stabilito. La sequela di problemi sul sito provvisorio di Asse rendono la discussione sull'individuazione del sito definitivo ancora più difficile, data la preoccupazione del governo e dell'opinione pubblica, specialmente nelle regioni interessate.

Attualissima invece è la discussione sui costi imprevisti per il tentativo di risanare il sito di Asse, o almeno di salvare il salvabile, evitando di perdere il controllo sul materiale radioattivo che vi è conservato. Le stime dei costi continuano a crescere e hanno già superato i 2 miliardi di euro. Le aziende elettriche che gestiscono le centrali nucleari hanno a lungo sostenuto che solo una frazione trascurabile del materiale radioattivo parcheggiato ad Asse fosse stato prodotto da loro. Questa versione era stata sostenuta anche dal Ministero per la Ricerca, responsabile del sito, che aveva parlato di una quota del 5% derivante dalle centrali elettriche.

Documenti che Greenpeace ha messo a disposizione della stampa mostrano invece che la quota delle scorie derivante dalle centrali atomiche supera il 70%, tenendo in considerazione anche il materiale proveniente dal centro di riprocessamento di Karlsruhe, però prodotto in origine dalle centrali elettriche. Greenpeace chiede che siano le aziende elettriche a pagare i costi del risanamento, ma queste replicano che i contratti di smaltimento le liberavano completamente dalla responsabilità sul futuro trattamento del materiale radioattivo. Pare probabile che alla fine i costi saranno presi in carico dal governo federale. Probabilmente la soluzione migliore se si vuole investire rapidamente per limitare il danno.

Lo scarica barile ha funzionato per 40 anni. Un periodo lunghissimo se si volesse cercare di fare pagare i costi a chi ha prodotto e consumato l'elettricità nucleare nel periodo 1967-1978. Un periodo ridicolamente breve se lo si compara con millenni di radioattività emessa dalle scorie.
Una cosa è certa: i costi di Asse terranno occupati i nostri figli, nipoti e così molte generazioni a venire. Anche secoli dopo che le riserve mondiali di uranio saranno completamente esaurite.

Fonte: Solarpraxis - Qualenergia
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