Il vertice italo-francese celebrato oggi a Roma segna una curva netta della politica energetica italiana. Il governo Berlusconi vira bruscamente verso l'atomo e firma un patto con Sarkozy per costruire un alleanza operativa sulla costruzione di quattro centrali nucleari in Italia.
L'alleanza, guidata dalle due controllate di Stato Enel e Edf, prevede che la prima centrale sarà operativa nel 2020.
"Entro tale data il Governo" ha dichiarato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola "punta a soddisfare il 25% del fabbisogno energetico con il nucleare".
Il patto di ferro, anzi meglio dire di uranio, con la Francia, come ha precisato il Ministro "riguarda tutti gli aspetti del nucleare, dalla collaborazione in sede europea ai temi della sicurezza, dalla cooperazione tecnologica alla formazione dei tecnici, dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in paesi terzi" .
Scajola a più riprese ha ricordato la tabella di marcia: individuazione del luogo e posa della prima pietra entro la fine della legislatura (2013) e attivazione del primo impianto entro un decennio. All''Agenzia per la sicurezza nucleare, in via di costituzione, spetteranno tutti i poteri autorizzativi sui progetti, grazie a delle norme presenti nel Ddl che hanno già suscitato critiche perché limitano al minimo le capacità d'intervento degli enti locali nei territori coinvolti.
"Un accordo pericoloso e miope" ha commentato il Presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza". "Tutti gli studi internazionali mostrano che il nucleare è la fonte energetica più costosa e perché rimane aperta la questione delle scorie e della sicurezza.
Se il kWh da nucleare costa apparentemente poco, è perché lo Stato si fa carico dei costi per lo smaltimento definitivo delle scorie e per lo smantellamento delle centrali, come dimostrato dagli studi del Dipartimento Usa dell’energia e dell’agenzia di rating Moody’s. Tant’è che tutti gli scenari - persino quello dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica - prevedono nei prossimi anni una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica mondiale".
Cosa fare?
Yes, web can.Possiamo riempire la rete di siti denuclearizzati per manifestare contro l'ipotesi di tornare all'energia atomica in Italia. Si tratta di una campagna informale, un'onda trasversale, che punta a far fiorire migliaia di home page no-nuke. Un'operazione semplice – si tratta solo di scaricare i banner dal sito
www.sitodenuclearizzato.eu e di inserirli sul proprio sito – che sarà tanto più efficace, quanto più sarà diffusa. Dire no al nucleare è anche un modo per dire sì alle fonti energetiche rinnovabili, all'energia pulita. Anche denuclearizzare il web è importante, per cercare di far passare il messaggio della dannosità del nucleare e della sua inutilità per il raggiungimento degli obiettivi di contenimento delle emissioni di gas serra.
Convinci quante più persone a fare lo stesso.