Siamo in testa
Secondo una stima dell’agenzia internazionale delle nazioni Unite per le telecomunicazioni, siamo il paese europeo con la più alta concentrazione di telefonia mobile. In Italia, paese di «bamboccioni», di mamme ansiose e di grandi chiacchieroni, ci sono 110 cellulari ogni 100 abitanti.
A parte pochi eoi in via di estinzione, che resistono come Ulisse al canto delle Sirene, facciamo tutti uso di un cellulare. Ma forse lo conosciamo poco.
Ammaliati dall’ultimo videofonino o dall’iPhone, sedotti dall’mp3 o dall’Umts, ci dimentichiamo della funzione più importante, che è quella di telefonare quando serve. Conosciamo quanti megapixel ha la macchina fotografica integrata nell’apparecchio, ma non siamo a conoscenza, né ci preoccupiamo di conoscerne le emissioni.
I costruttori sono infatti costretti ad osservare dei valori limite di sicurezza per la salute umana, in merito ad unità di grandezza chiamata SAR (Specific Absorption Rate).
Questo «Tasso di assorbimento specifico» misura la quantità di potenza da radio frequenze assorbita dal corpo quando è esposto ad un campo elettromagnetico. Il tetto massimo varia a seconda della legislazione vigente: l’Unione europea ha fissato la soglia di 2 Watt/kg. La Federal communications commission ha abbassato questo valore per gli Stati Uniti a 1,6 Watt/kg. Secondo gli standard della certificazione TCO il valore è comunque troppo alto e dovrebbe non superare gli 0,8 W.
Cervelli à la coque
Tempo fa il blog di Beppe Grillo ha fatto circolare un video con due cellulari che, messi l’uno di fronte all’altro, in una conversazione di circa un’ora riuscivano a cuocere un uovo posto nel mezzo. Si è detto che si trattava di una bufala. Ma invece di disquisire sui tempi di cottura preferiti dell’uovo, e dato per scontato che non si tratti di un metodo di cucina molto efficace, questa sorta di metafora ci dovrebbe far prendere coscienza di un fatto incontestabile: «le radiazioni conseguenti ad un uso prolungato dei telefoni cellulari vengono assorbite dai tessuti biologici ad alto contenuto d’acqua, dando luogo ad un loro riscaldamento» (Fonte: Arpa Emilia Romagna).
Per potersi scambiare i segnali, i cellulari devono emettere onde elettromagnetiche ad alta frequenza. Una parte di queste onde radio raggiunge anche l’organismo di chi fa uso del cellulare, viene assorbita dai tessuti come energia e trasformata in calore, il cosiddetto assorbimento. Questo assunto base, e cioè che l’esposizione ai cellulari possa scaldare i tessuti e gli organi con cui viene a contatto, è un dato acquisito, che nessuno può contraddire. Cefalee, mal di testa, ronzii alle orecchie sono fenomeni percepiti da molte persone, non necessariamente «elettrosensibili», che possono derivare da questi fenomeni di surriscaldamento, che sono però reversibili, nel momento in cui mi allontano dalla sorgente di emissione.
Più in là di questo dato di fatto, che si può verificare anche senza cuocere l’uovo, la comunità scientifica non è in grado di andare, perché manca ancora un giudizio univoco sulla possibile correlazione tra uso prolungato ed incidenza tumorale.
I temi trattati nell'articolo:
>> "Le 10 raccomandazioni" da seguire secondo il codice stilato da un team di esperti internazionali specializzati nella lotta ai tumori.
>> Come difendersi dalle onde elettromagnetiche?
>> Quali sono i danni per la salute umana?
>> Esistono dei valori minimi di sicurezza per la salute umana che i costruttori devono rispettare?
>> Cosa prevedono le direttive europee?
>> Cosa dicono e dimostrano gli studi scientifici?
>> Come scegliere un cellulare a basse emissioni? Quale acquistare fra i molti in commercio?
>> Dalla parte dei Consumatori "Box1": viene presentato l'elenco dei più comuni modelli di cellulare con i dati di ciascuno inerenti le emissioni.
>> Dalla parte dei Consumatori "Box2": un elenco dei modelli con le emissioni più basse.
La versione completa dell'articolo è disponibile nel numero di Febbraio 2009 di Terra Nuova disponibile nella versione eBook.
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