Cucinare è un’ottima «arte dell’anima», che permette un contatto diretto con gli alimenti di cui ci nutriamo.
È anche un’esperienza contemplativa, specie quando tagliamo ed affettiamo le verdure, quando controlliamo il contenuto della pentola che bolle sul fuoco o le pietanze in forno.
Cucinare può rivelarsi anche fonte d’ispirazione, può insegnarci a vivere: con attenzione, pazienza, amore e creatività.
Può essere un’attività familiare e di comunità: ognuno può avere il suo ruolo.
Quella culinaria è un’arte civilizzatrice
Basta pensare a cosa accade quando la moderna filosofia della velocità va ad intaccare il nostro modo di alimentarci: molti di noi si ritrovano a mangiare e bere di corsa, da piatti e bicchieri di plastica. Le catene di fast food e i supermercati sono la dimostrazione lampante di quanto la concezione di cibo possa essere lontana dai parametri di selezione, preparazione e presentazione che ne fanno un nutrimento non solo per il corpo, ma anche per l’anima.
Mangiamo alimenti che sono il frutto di un’agricoltura industriale priva di qualsiasi personalizzazione.
Nella stessa maniera impersonale questi prodotti vengono venduti come una merce qualunque. Non è il cibo che ci sta provocando cancro e malattie cardiache, ma il nostro immaginario relativo al cibo, ormai ridotto a mero pragmatismo: il valore che gli attribuiamo e le nostre abitudini alimentari sono una conseguenza di questa concezione...
...Un’altra raffigurazione del cibo che ne minaccia l’anima viene dai laboratori chimici. Ho di fronte a me una confezione di riso, uno dei componenti principali dell’alimentazione in tutto il mondo.
Le informazioni nutrizionali sulla confezione mi dicono che dovrei pensare al riso in questi termini: contiene 200 calorie, 3 grammi di grasso, 0% di colesterolo, 640 milligrammi di sodio, 40 grammi di carboidrati e 1 grammo di zucchero.
Queste informazioni possono certamente essere utili, ma di fatto dominano il nostro immaginario sul cibo, rendendolo astratto, materialistico e ossessionatamene salutistico. Il tipo di energia che ci viene trasmesso è ansiogeno e nevrotico – di certo non l’ideale per cucinare e mangiare.
In alternativa, la confezione potrebbe mostrarci la fotografia di un bellissimo campo di riso, un racconto sul riso tratto dalla saggezza popolare, una gustosa ricetta etnica, una poesia o delle informazioni culturali su questo cereale.
Questo ci aiuterebbe a renderci conto che il cibo non è solo per il corpo, ma anche per lo spirito e la mente. Se i coltivatori, gli addetti all’imballaggio e i venditori si occupassero del cibo consapevoli del suo straordinario potenziale a livello di significato, probabilmente mangeremmo con più moderazione, e in modo sano. Scoprendo quanto può essere importante il cibo nel favorire i rapporti tra parenti ed amici, e apprezzando la sua capacità di favorire una tra le più importanti virtù: la convivialità....
La versione completa dell'articolo scritto da Thomas Moore, è disponibile nel numero di Febbraio 2009 - Terra Nuova.
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